Pronti per l’ultimo miglio. Verso cittadini di serie “A” e di serie “B”

Aldo Premoli.Erano flautati i commenti dei presidenti delle Regioni Veneto e Lombardia lo scorso 14 febbraio.

“Adesso c’è un testo; contiene ancora alcune criticità per quanto riguarda l’ambiente, la sanità, le infrastrutture e la cultura ma è un testo che ora passa in mano alla politica” – ha fatto notare il veneto Luca Zaia. “Adesso bisogna essere pronti per l’ultimo miglio”.

“Lo faremo in tempi brevi per giungere al più presto alla definizione finale delle posizioni in campo” gli ha fatto eco Attilio Fontana.

Poi sono arrivate le elezioni di Abruzzo e Sardegna. Per il M5S un disastro, ma per la coalizione di governo non è cambiato nulla: Salvini ha saputo essere rassicurante, doveva farlo soprattutto ora che insieme ai colleghi di partito Zaia, Fontana ed Erika Stefani è venuto il momento di passare all’incasso: di percorrere “l’ultimo miglio”.

È stato eletto anche per questo il vice-premier leghista: di compromessi con il Reddito di Cittadinanza e una Quota Cento costruita con molti se e molti ma, ne ha dovuti fare parecchi. Per di più la funzione di “Ministro della Paura” la sta esaurendo: di migranti non ne arrivano quasi più. Sì, ora c’è la difesa “sempre legittima”, è lo “stop alla modica quantità” ma niente a che vedere con la straordinario assist fornitogli dalla problema migratorio

Gli ultimi rilevamenti Istat non lasciano presagire niente di buono: nel Paese la fiducia delle imprese ai minimi da 4 anni. Per le famiglie scende al valore più basso da 18 mesi.

Per questo la “secessione dei ricchi” – costi quel che costi – bisogna farla in fretta; buona per le elezioni europee ma anche oltre: per la Lega rappresenta la misura assoluta del suo successo.

Per settimane è stato il confronto sulla TAV a calamitare l’attenzione dei media e – forse – ad appassionare gli elettori. Ma la “secessione” non si è mai fermata. Sia Salvini, sia il suo ministro Erika Stefani hanno spiegato che, una volta firmate le intese duali con le Regioni, questi testi “non saranno emendabili” dalle Camere.

Il tema tra i parlamentari M5S sembra aver sollevato qualche perplessità. E nemmeno un po’ di imbarazzo?

Qualcuno al Sud prova a reagire: lo hanno fatto i sindaci Orlando a Palermo e De Magistris a Napoli, lo ha fatto Emiliano in Puglia. Ma ci sono pure politici di carriera che pur di fronte a uno scempio del genere giocano a rimpiattino.

Il governatore della Sicilia Nello Musumeci ha di recente fatto intendere di pensare a una nuova formazione che si allontana dal “sovranismo” di Fratelli d’Italia (da cui Musumeci proviene) per avvicinarsi alle posizioni della Lega “senza esserne schiacciato”. Che significato abbia questa esternazione non è dato sapere. Quali ottime ragioni dovrebbero spingere un cittadino meridionale a coalizzarsi con un partito i cui leader nel recente passato hanno esternato slogan quali: “terun de me**a” con il capostipite Bossi, “topi da derattizzare” (Calderoli), “colerosi che puzzano più dei calzini” (Salvini)?

Di certo molti cittadini del Sudsono alla disperazione. E non si tratta solo dei meno abbienti che non sanno dove trovare un asilo nido, una mensa scolastica o un’aula a cui non crolli il soffitto, e magari un’università in grado di garantire un qualsivoglia primo accesso al lavoro.

Si tratta solo di cittadini che sanno quanto non sia scontato poter contare su ospedali che siamo in grado di erogare i farmaci necessari per le cure specialistiche: in pratica per non morire. Gli stessi che si sono ormai rassegnati ad affrontare il sempre più diffuso turismo sanitario verso le cliniche del Nord. Sono cittadini appartenenti ad ogni ceto sociale che ritengono ormai naturale essere in balia di amministratori che hanno sprecato, hanno permesso la devastazione di ampie zone del suo splendido territorio, si sono piegati a un clientelismo senza pari e sono permeabili alla corruzione.

Il Veneto, la Lombardia in testa e immediatamente e al seguito anche l’Emilia Romagna di un surreale Stefano Bonaccini (PD) hanno ottenuto nel giorno di San Valentino lo sdoganamento di un pre-accordo, a lungo secretato. Antonio Caputo qualche giorno fa nel suo blog ha illustrato con dovizia di particolari “i trucchi dei secessionisti” nascosti in ben 23 materie per assicurarsi il più ampio bottino possibile: a spese dello Stato oltre che delle Regioni del Meridione.

Per Salvini e Stefani difatti siamo di fronte a “un passaggio storico: non c’è mai stato nella storia della Repubblica italiana un passaggio così importante”. Un passaggio così subdolo e devastante potrebbe avvenire tra l’indifferenza e in alcuni casi l’acquiescenza passiva di quelli che ne pagheranno i costi.

Il Mezzogiorno una delle regioni più grandi d’Europa è una tra le più povere, ma la sua economia è terribilmente “complessa”.

Risulta istruttiva la lettura dellaRelazione semestrale della Direzione investigativa antimafia. Spiega per esempio come si stia abbassando “sensibilmente” l’età di iniziazione mafiosa. I numeri parlano da sé l’Eurostat Regional Yearbook 2018 certifica come Campania, Calabria, Sicilia e Puglia siano 4 degli 11 distretti europei con il maggior numero di under24 non occupati né in cerca di istruzione o formazione.

Le nuove leve criminali provengono innanzitutto da Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Il “fenomeno ” non è dunque disgiunto da una crisi sociale diffusa “che, soprattutto nelle aree meridionali, non sembra offrire ai giovani alternative per una emancipazione dalla cultura mafiosa”.

Il rapporto spiega inoltre come:

“Le infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia legale sono consistenti anche nel Nord Italia. Ciò si desume anche dalle tante interdittive antimafia rilasciate nel nord del Paese per società che operano nel settore edilizio, del trasporto e smaltimento rifiuti, dell’autotrasporto e della ristorazione”.

E sottolinea “la ricerca da parte delle cosche di imprenditori prestanome, necessari per l’aggiudicazione degli appalti pubblici, prescinda dalla loro area di origine e dal contesto geo-criminale in cui insistono le sedi legali delle società”.

È un modello organizzativo classico che viene replicato, “oltre che in Calabria, in altre aree nel Paese (come dimostrano le numerose regioni contaminate dalle cosche, in particolare Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise) e persino all’estero”.

Queste parole non provengono dalla fantasia di Roberto Saviano, non sono lo script di un film: stanno nero su bianco – vale la pena di ripeterlo – nel rapporto della Direzione Investigativa Antimafia che per inciso è un’emanazione del Ministero degli Interni.

Le avrà lette chi quel Ministero dirige baldanzoso da nove mesi?

La “secessione dei ricchi” non è solo una tragica farsa. Persino per chi sta facendo di tutto per realizzarla è una iattura fuori tempo massimo. Solo un Paese unito, popolato da cittadini determinati può ancora farcela. Altre vie percorribili non ce ne sono.