Palermo-Shanghai-Palermo, la Via della Seta e il Marco Polo siciliano

ALDO PREMOLI. L’uomo più potente del modo – presidente (a vita) della Repubblica Popolare Cinese, capo di un Partito Comunista interrottamente al potere dal 1949 e presidente della sua Commissione Militare – arriva a Roma. Al suo seguito 200 dignitari per firmare con il nostro Paese un accordo che potrebbe garantire a Xì Jinping di porre l’ultimo tassello a completamento della sua nuova straordinaria Via della Seta

Venerdì a Roma da Mattarella e Conte. Sabato a Palermo per una “visita privata” di cui si cominciano ad apprendere i primi particolari. Contrariamente a quanto previsto dal consueto protocollo diplomatico non è stata però solo la Farnesina ad occuparsi dell’evento. Molto – se non tutto – si è concentrato nel gabinetto del sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci.

Il ruolo di Geraci dai media italiani è stato sino a ora forse non sufficientemente valutato. Palermitano, 51 anni laurea in ingegneria elettronica conseguita a Palermo, Master in Business administration presso l’M.I.T. di Boston. Geraci ha iniziato la sua carriera occupandosi di telecomunicazioni in BritishTelecom, ha poi ha lavorato per almeno 10 anni tra New York e Londra in società d’affari come Donaldson, Lufkin & Jenrette o Schroders. Ma anche in banche Merrill Lynch e Bank of America.

Dopo la crisi finanziaria scatenatasi nel 2007 Geraci da banchiere d’affari si trasforma in docente universitario. Proprio in Cina dove dal 2008 insegna finanza in tre università: University of Nottingham Ningbo China, New York University Shanghai e Università dello Zhejiang.

Geraci, che parla mandarino fluentemente, la Cina la conosce per davvero dunque e ne appare assolutamente entusiasta. Il sinologo è un globalista a 18 carati (dirige tra l’altro il Global Policy Institute di Londra) ma si avvicina a Matteo Salvini partecipando durante la campagna elettorale del 2018 ad alcune iniziative della Lega, dove propone proprio l’economia cinese come modello per l’Italia.

C’è di più. L’ingegnere economista già prima delle ultime elezioni ha teorizzato la compatibilità tra il reddito di cittadinanza proposto dal M5S e flat tax proposta dalla Lega. Con queste premesse il 12 giugno 2018, un po’ a sorpresa e proprio su indicazione di Salvini, è stato nominato sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico diretto da Luigi di Maio.

Geraci è da sempre convinto che proprio nelle relazioni con la Cina l’Italia potrebbe trovare la soluzione a molti suoi problemi. Divenuto sottosegretario con deleghe al commercio estero inizia a lavorare alacremente, certamente il più attivo tra i componenti del governo giallo-verde a muoversi in questa direzione. Se entro la fine di questa settimana l’Italia si troverà a essere il primo Paese del G7 a firmare il protocollo d’intesa per aderire alla Belt and Road Initiative il “merito” sarò in buona parte suo.

Nel suo blog dello scorso 14 marzo, Ferdinando Nelli Feroci ha perfettamente illustrato quali profonde divergenze di approccio nei confronti della Cina (15% del Pil mondiale) esistano tra Italia (2% del Pil mondiale) e UE (15% di Pil mondiale).

Il partenariato in esame ora prevede infatti un numero impressionante di settori: commercio, investimenti, finanza, trasporti, logistica, infrastrutture, connettività, sviluppo sostenibile e mobilità delle persone fino alla cooperazione in Paesi terzi per bloccare o indebolire i flussi migratori in atto. Ma si distanzia in maniera sostanziale dalle trattative assai più prudenti che pur sono in corso tra la UE e il gigante asiatico. Lo slancio italiano suggerito da Geraci e abbracciato da Di Maio ha innervosito, a ragione, non solo la UE, ma anche gli Usa e la Nato.

Sabato dunque il principe rosso sarà ricevuto con tutti gli onori del caso a Palazzo dei Normanni per una visita al più antico parlamento del mondo. Palermo è anche il capoluogo di una Regione a statuto speciale che è pure una delle aree economicamente più provate dell’intero continente europeo. Palermo possiede inoltre un porto piazzato in mezzo al Mediterraneo, esattamente come lo posseggono Trapani, Messina, Catania, Siracusa e Gela. Sempre in Sicilia, c’è poi una base militare (Sigonella) che prevede la presenza dell’aeronautica militare italiana, di ricognitori aerei Usa e di una distaccamento Nato che si sta decisamente rafforzando in vista del completamento del progetto Ags Force (Alliance Ground Surveillance Force) ritenuto di primaria importanza per tutti gli alleati

La visita di Xi a Palermo ha dunque un significato anche simbolico: la Sicilia si presenta come terminale estremo occidentale della RIB. L’isola dista 72 miglia nautiche dalle coste di un continente, quello africano, dove i cinesi sono diventati i primi investitori assoluti, sostituendosi al colonialismo occidentale dei secoli scorsi: in cambio dei suoi giacimenti finanziano e costruiscono infrastrutture come nessuno ha mai fatto prima.

Il mastodontico progetto di cooperazione lanciato da Xi fa parte di un progetto che disegna un nuovo ordine mondiale con “caratteristiche cinesi” nato per contrastare l’egemonia dell’altra super potenza americana.

Nell’eterna lite condominiale tra i due vicepremier italiani però questa volta è stato proprio Salvini che ha tirato il freno a mano. Si deve essere reso conto all’ultimo momento di quanto il suo protetto siciliano si sia spinto in là. E Geraci difatti si è subito riallineato: “Firmeremo se tutto sarà al cento per cento chiaro” ha dichiarato.

Che vuol dire? Con esattezza nulla: si tratta di un parziale passo indietro per non smentire il suo mentore, l’uomo che l’ha voluto al Mise e che per un certo periodo era sembrato lo volesse persino a Palazzo Chigi.

L’innamoramento per la Cina dell’ingegnere sinologo in ogni caso rimane. Lo scorso lunedì in serata a commento di un accordo stabilito nel pomeriggio ha twittato:

“Oggi a Milano abbiamo dato una mano alle piccole aziende della moda italiane, anche le Pmi, non solo le grandi firme, a penetrare il mercato cinese, coincidenza vuole a XiAn terminale via della seta”.

Gli ha fatto eco Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana.

“Questi due Paesi possono lavorare insieme e noi ne abbiamo già dato una prova concreta in occasione dell’edizione di Milano moda donna di febbraio”, ha spiegato nel corso del suo intervento, “quando all’interno del Fashion hub nella Sala delle Cavallerizze abbiamo invitato sette designer cinesi”.

Ecco, appunto. Come ben sanno gli operatori del tessile italiano l'”avventura cinese” non è affatto semplice. Interi poli produttivi – il caso più eclatante è quello dei setaioli comaschi – sono stati inghiottiti da questo contatto.

Sul finire degli Anni ’80 delegazioni ufficiali cinesi hanno cominciato ad aggirarsi negli opifici lariani per approvvigionarsi di campioni degli straordinari prodotti Made in Italy qui realizzati per antica tradizione in seta.

Negli Anni ’90 hanno poi proposto e ottenuto consulenze lautamente remunerate a imprenditori e tecnici (in fabbriche di piccole dimensioni spesso la stessa figura è sovrapposta) per addestrare la mano d’opera cinese al mestiere.

A seguire è avvenuta la delocalizzazione della produzione – un tempo in Italy – su quei territori: che ha creato prima prodotti di qualità scadente, poi la chiusura della catena degli stabilimenti italiani della zona. Certo qualcuno sul momento ha ciecamente guadagnato, ma un irripetibile tessuto produttivo è affondato e centinaia di operai italiani sono stati messi sulla strada. Questa è storia: la storia dei setifici comaschi negli ultimi 30 anni. L’ingegnere economista, la conosce?

La Cina è un mercato che fa gola a tutti, e non certo da ora. È una terra dove i numeri del consumo sono straordinari. Ma è prima di tutto una terra di produttori. L’economia di mercato in Cina ha regole tutte sue: un mercato “libero”? Non esattamente nel senso che in Occidente diamo a questa parola. L’incidente occorso di recente al marchio Dolce&Gabbana per una pubblicità non gradita qualcosa dovrebbe insegnare.

L’industria italiana ha certamente bisogno di incrementare l’interscambio con il resto del mondo, ma i facili entusiasmi, le fughe in avanti (tanto meno in solitaria) la brama di affari giganteschi si sono già rivelati fallimentari in passato: demagogia o ingenuità non aiutano. Molta, molta attenzione non guasterebbe.