Tessere sanitarie ai migranti di Lampedusa e Trapani

Francesca Morelli. Un anno fa, ad aprile, l’annuncio del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dell’avvio del Progetto ‘Care-Common Approach for REfugees and other migrants’ health’, cofinanziato dalla Commissione Europea e sviluppato dall’Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp) insieme a 14 enti dei 5 paesi aderenti: Italia, Grecia, Malta, Slovenia e Croazia. Progetto che prevedeva la distribuzione di tessere sanitarie elettroniche ai migranti sbarcati sulle nostre coste, iniziando con quelli giunti agli hotspot, i centri di accoglienza, di Lampedusa e Trapani-Milo, con un importante obiettivo. Ovvero ‘tracciare’ il profilo di salute del migrante, comprese le cure ricevute o gli esami effettuati al momento dello sbarco, e monitorandone lo stato sanitario anche nel caso di eventuali spostamenti in altri paesi dell’Unione.

Il progetto ha mantenuto le sue attese; dal 1 gennaio 2017 e fino al 31 maggio prossimo, ha infatti consegnato a 342 la loro tessera sanitaria digitale, innovativa nella concezione. Ciascuna di esse si lega a un sistema informatico che permette di registrare i dati di ogni migrante – quelli anagrafici e clinici disponibili al momento dell’arrivo in Italia – e di ‘archiviarli’ sotto forma di file criptato, salvato su un apposito dispositivo mobile, che vie consegnato al migrante destinatario. In un’ottica di continuità assistenziale e terapeutica: infatti i dati sanitari potranno essere visibili, da ciascun medico tramite un applicativo scaricabile, con possibilità di aggiornamento. Insomma, queste tessera sanitaria digitale è una sorta di vera e propria cartella clinica viaggiante che accompagna il migrante, potendo essere consultata da qualsiasi professionista, indipendentemente dal paese in cui il paziente si trovi, purché entro gli stati membri dell’Unione Europea, assicurando così piena tutela della salute. «L’Italia è capofila del progetto Care – ha dichiarato Concetta Mirisola, direttore generale Inmp – e conferma il suo impegno in un percorso di prima accoglienza attento ai bisogni sanitari dei migranti».

Ma il progetto va oltre questo primo obiettivo: perché, da un lato, sta sperimentando anche un protocollo per la determinazione dell’età anagrafica dei minori stranieri non accompagnati all’interno degli hotspot ed una piattaforma per la sorveglianza delle malattie. Dall’altro intende sfatare falsi miti sui migranti, che siano ad esempio portatori di malattie infettive, alcune delle quali scomparse dal nostro territorio, o che siano veicolo di contagio in caso si viaggi al loro fianco su mezzi pubblici o in contesti di promiscuità. «A questo scopo – ha aggiunto Gianfranco Costanzo, coordinatore di Care e direttore dell’Unità operativa gestione progetti dell’Inmp – abbiamo promosso nei 5 paesi aderenti al progetto una campagna informativa per innalzare la conoscenza sulle (false) convinzioni circa la salute dei migranti, le quali devono comunque essere accreditate da evidenze scientifiche». Il progetto Care continuerà la distribuzione delle tessere sanitarie anche nel resto della Sicilia e negli ambulatori Inmp di Roma.