Progetto Catania 2018

 Michela Petrina.Immagni Francesco Nicosia.Riunire insieme le energie positive di questa città, al di là del colore politico, senza destre né sinistre, soltanto persone di buona volontà che abbiano davvero voglia di cambiare rotta e la deriva che Catania ha intrapreso da quattro anni. Una discesa che sembra inarrestabile e che costringe moltissimi giovani a non credere più nel futuro del capoluogo spingendoli a fare i bagagli e cercar fortuna, e soprattutto un lavoro, altrove. A farsene promotori Maurizio Caserta e Sebastiano Arcidiacono che sono riusciti a radunare in un caldo pomeriggio un nutrito parterre con presenze interessanti.

Sembra quasi un’impresa impossibile, quella appunto di mettere insieme tanta gente ancora non del tutto rassegnata, ma nella quale a quanto pare è riuscito il vicepresidente del Consiglio comunale, Sebastiano Arcidiacono, che alla Plaia di Catania, con il professore universitario, l’economista Maurizio Caserta, ha chiamato a raccolta amici e conoscenti, molte forze appunto positive, per confrontarsi su un tema assolutamente attuale “i conti non tornano, i ragazzi se ne vanno: una città insostenibile?”

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All’incontro pubblico erano in molti, a dimostrazione che ancora non tutto è perduto, persone che in città contano e fanno parlare di sé, pochi “politici” di professione e moltissimi giovani tra cui il consigliere comunale che tante battaglie ha combattuto in aula con Arcidiacono, Nicolò Notarbartolo, il leader della Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo, la “guida” di Catania Bene Comune, Matteo Iannitti, l’ex assessore Marco Belluardo, e poi anche quelli che giovanissimi non lo sono più ma hanno un ruolo importante in città, come il segretario generale della Cisl etnea Maurizio Attanasio, il presidente di Confcommercio Gaetano Saguto, il leader di Confcooperative Gaetano Mancini, la professoressa Margherita Poselli e molti altri ancora.

Tutti insieme ad ascoltare la disamina impietosa dei relatori sulla città, moderati dalla giornalista Melania Tanteri, soprattutto sugli insuccessi dell’Amministrazione comunale che ormai è sempre più autoreferenziale e alla quale non crede più nessuno, tra i soliti tagli di nastri e i mancati confronti con la città, perché tutto taccia o venga nascosto ad ogni costo. Nonostante tutto, con i conti che “non tornano”, costantemente in rosso, quella che si respirava all’incontro non era aria di rassegnazione, piuttosto di impegno e di determinazione a voler davvero risorgere, “con coraggio per mettersi in pista e cambiare le cose intanto come cittadini -ha affermato Arcidiacono- e poi come comunità”.

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“Noi oggi abbiamo bisogno di una visione non di destra o di sinistra -ha proseguito- al di là degli stereotipi che sono stati un grande inganno. Quello di cui oggi abbiamo bisogno è il buonsenso, un governo che metta da parte l’egoismo e le ambizioni personali e quello che sta succedendo in questi anni in città è l’aumento del debito che nessuno conosce perché si evita il confronto pubblico. Sul metodo si fa la differenza. Ed è possibile su alcuni temi trovare le soluzioni anche tra persone diverse. Come la povertà che non è di nessuna parte ma soltanto una questione di equità sociale. Il vero problema è che oggi si fanno belle dichiarazioni ma poi si lascia per ben tre mesi l’assessorato al welfare senza guida, quindi senza interlocuzione, in una situazione generale esplosiva. La classe dirigente è fallita perché ha marcato le differenze e si è divisa”.“Non è più tempo di mentire alla città -ha tuonato Arcidiacono- capisco che dire la verità non attira voti, ma oggi dobbiamo farlo anche a costo di perdere perché se bisogna vincere lo si deve fare con la città. Siamo in una situazione di gravità e la gente lo deve sapere, le bugie stanno a zero, i giovani se ne vanno”.

“Non puoi realizzare un progetto se non indichi cosa fai oggi e cosa farai domani -spiega Caserta-. L’orizzonte politico dei cittadini è diverso da quello della politica. L’orizzonte della politica è breve. Allora la strada è creare il nesso istituzionale che permette all’amministratore di oggi di collegarsi con quello di domani. I dati che oggi vediamo mostrano che le risorse economiche si riducono, i debiti crescono come la povertà e questo non è sostenibile. Bisogna suonare l’allarme, qualcosa non sta funzionando. Bisogna costruire, facendo impresa.

Maurizio Caserta quindi offre una sua ricetta che poi, dice “è la stessa da sempre e cioè investire, ma noi non abbiamo le risorse e quindi fondamentale diventa l’apporto di capitali stranieri“.

“La soluzione è quella di avere un’offerta perchè altri investano su di noi. I siciliani non ce l’hanno fatta, diciamocelo pure. Ma aprirsi agli altri significa pagargli il normale rendimento per l’investimento che fanno. Crocetta disse allora che aveva rapporti con la finanza internazionale, ma mentiva. Bisogna essere attrattivi, chi fa politica deve promuovere il proprio territorio in giro per il mondo. Non basta un pranzo con le signore, gli investitori vogliono certezza del diritto, sapere chi sono gli interlocutori, avere agibilità, non si lasciano impressionare da una tavola imbandita. Ci vuole la credibilità, la certezza, agli stranieri non gli importa di corruzione o di mafia, perchè si attrezzano. Il problema è che non c’è stabilità, un interlocutore solido”.

Per la cronaca, è stato ricordato qualche numero, impressionante, sul debito etneo che ammonta a un miliardo e 373 milioni di euro; 552 milioni il disavanzo da coprire non più in 10 ma in 30 anni, recentemente spalmato sulla generazioni future.

Bei numeri non c’è che dire.

Ma il “Progetto Catania 2018” è partito.

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Fonte: http://www.sudpress.it/evento-alla-plaia-si-parlato-della-citta-parte-progetto-catania-2018/#WxOCqrpUpoSCbCcL.99