Il motore biologico delle migrazioni

Maurizio Caserta, Aldo Premoli, Giuseppe Siracusa.

Rieccoli. Già lo scorso maggio si erano affacciati nel porto di Catania con una carnevalata a base di fumogeni e striscioni per intralciare le operazioni di sbarco della nave Aquarius di Sos Mediterranèe che stava consegnando alle Forze dell’ordine e alla Croce Rossa i naufraghi recuperati il giorno precedente.

Gli allegroni si propongono ora di ripetere l’operazione, ancora a Catania il 18 luglio, per allargare poi il campo di azione sino oltre il limite delle acque libiche.

Defend Europe è un’organizzazione francese che in patria sostiene posizioni che la stessa Marine Le Pen ritiene estreme. Generation identitaire è la sua emanazione “giovanile” capeggiata da Fabrice Robert, ex bassista di un gruppo squinternato di nazirock. Pochi ma molesti, si propongono ora di monitorare l’attività delle navi delle Ong in azione nel tratto di mare compreso tra la Libia e la Sicilia. Poi di interloquire con la Guardia costiera libica, e quindi di riportare i barconi intercettati indietro. Si dichiarano non armati, ma con alcuni componenti “del mestiere”.

Grottesco? Eppure un crowdfunding lanciato pochi mesi fa è riuscito ad assicurare a questi Capitan Fracassa 140.000 € per affittare una bagnarola a Gibuti, il paradiso di mercenari e tagliagole di ogni parte del mondo. La C-Star ha già superato il Canale di Suez e punta ora su Catania.

Gli effetti dell’ignoranza combinati alla presunzione, miscela purtroppo non infrequente tra gli umani, raggiungono qui un livello ragguardevole.

Gli esseri viventi si sono sempre spostati sul nostro pianeta, si stanno spostando, si sposteranno. Non si tratta di un’opinione, ma di una ipotesi scientifica confermabile anche dalla più banale osservazione degli accadimenti storici.

Complessi parametri relativi a continuità territoriale, risorse ambientali, interazioni con altri esseri viventi stanno alla base di questa dinamica.

Lo spostamento delle specie è alla base della ricchezza in termini di biodiversità ed è inarrestabile. Sulla crosta terrestre esseri viventi giunti in territori nuovi, in un’altalena di mutazioni (genetiche), adattamenti, competizioni con le specie autoctone, quasi sempre generano nuove specie.

In ogni ecosistema, alcune specie (animali o vegetali) vivono un equilibrio che le porta a relazionarsi con le altre senza che vi siano sovrapposizioni di ruoli. È utile un esempio: un volatile si ciba dei gelsi di un albero raccogliendoli dalla chioma, mentre un’altra specie si nutre a terra di quelli caduti spontaneamente. Questa diversificazione di ruolo si chiama nicchia ecologica. Un parametro che deve essere contemplato per qualunque ipotesi o congettura che abbia a che vedere con i movimenti di popolazione e con le relazioni con l’ambiente che questi implicano.

La specie che si sposta verso un territorio giù colonizzato si confronta con le necessità biologiche (attitudini, alimentazioni, utilizzo del suolo, etc…) di chi in quel luogo è già presente.

Che cosa avviene immancabilmente? Etologia e biologia hanno individuato tre possibili scenari:

1) Competizione nella stessa nicchia ecologica e quindi il prevalere di una specie a svantaggio dell’altra.

2) Stessa nicchia ecologica ma risorse ambientali abbondanti e di conseguenza possibilità di convivenza non conflittuale.

3) Nicchie ecologiche differenti, e quindi convivenza senza alcuna competizione.

È questo quanto avviene in contesti naturali. Ma cosa accade negli ecosistemi modificati dall’uomo? Possiamo estendere lo schema biologico a quello sociale? Certamente sì, poiché di quella natura facciamo parte anche noi. La competizione per le risorse è un tema mai passato di moda. Non è improprio, dunque, tentare di interpretare gli spostamenti di popolazioni cui assistiamo in questi anni alla luce della metafora biologica. Chiedendoci se le diverse “specie” possono convivere nella stessa “nicchia”, oppure se è possibile ritagliarsi ‘nicchie’ diverse, ma vicine.

Ciò che caratterizza gli ambienti antropici è la flessibilità della nostra specie accompagnata dalla capacità di creare nuovi bisogni. In pratica l’uomo è in grado di modificare una nicchia ecologica data e addirittura di inventarne di nuove.

Questa dinamica si è ripetuta e si ripeterà sempre. Facciamo parte di un contesto fluido e dinamico inarrestabile. Nonostante l’impermanenza che caratterizza il singolo individuo, come specie siamo in grado attivare e disattivare nicchie ad hoc. Homo sapiens è in grado di invitare altri appartenenti alla sua specie per nicchie ecologiche vacanti. Può, se necessario, con impegno e il tempo necessario addirittura crearne di nuove per rispondere a nuove necessità.

 

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/maurizio-caserta/il-motore-biologico-delle-migrazioni_a_23032330/