Che senso ha, caro ministro Minniti, prendersela con le Ong?

Maurizio Caserta e Aldo Premoli. Desta allarme il numero di migranti in arrivo sulle coste italiane? Sì, sono un grande problema. L’Europa si è dimostrata sufficientemente informata per tutto quello che sta avvenendo sul suo confine Sud? No, assolutamente no. Possiamo risolvere con misure quali “aiutiamoli a casa loro” o “blocco navale”? No, si tratta di rozzi slogan elettorali senza nessuna reale possibilità di successo.

Esiste una soluzione concreta (!) al problema? No, al momento nessuna. E tuttavia occorre impegnarsi su tutti i fronti per arrivare a una gestione ragionevole e corretta del fenomeno, senza rinunciare ai principi di dignità dell’individuo che hanno fatto dell’Europa la civiltà guida da secoli a questa parte.

[Se non siete d’accordo con una sola di queste premesse, non perdete tempo con questa lettura. Quanto segue non fa per voi]

Tutti gli occhi sono rivolti verso l’intensa attività diplomatica che dal momento del suo insediamento ha esercitato il Ministro Marco Minniti. Persona schiva, ma con l’aria del condottiero Minniti. In molti abbiamo sperato che l’attività espletata tra Bruxelles, Tripoli e Tunisi producesse il miracolo. Ma come si sa, i miracoli non sono cose di questa terra.

E così qualche giorno fa siamo arrivati vicino a una crisi di governo. Un altro ministro, Delrio, ha avanzato dubbi; un vice ministro (Affari Esteri) Mario Giro, che appartiene alla Comunità di S. Egidio, con molta diplomazia, pure. Ci sono voluti gli intervenuti del Presidente della Repubblica e quello del Consiglio per rassicurare un offesissimo ministro degli Interni.

Ma l’interrogativo resta. Ed è questo: Signor ministro, prendersela con gli operatori delle Ong che trascinano a bordo naufraghi terrorizzati, che senso ha?

Per noi osservatori è l’antico dilemma tra logos e nomos, ossia tra la legge non scritta e la legge scritta. La legge del cuore contro la legge dello Stato. Come è noto, quel dilemma nella modernità si è risolto a favore del nomos. La regola del diritto, fondamento degli stati moderni, richiede che la legge sia rispettata da tutti, nessuno escluso. Ma le leggi possono essere sbagliate. Possono esserlo perché chi le ha scritte è incompetente, oppure perché si privilegia l’interesse particolare, a danno dell’interesse generale. Gli strumenti a disposizione in questi casi sono due: la giurisdizione e la legislazione. Attraverso la giurisdizione il giudice può imprimere una interpretazione della legge più coerente con la legge non scritta. Se questo non basta, occorrerà un intervento del legislatore che dovrà modificare la legge nel senso desiderato. Esistono alternative a queste due strade? No, ma nell’inerzia della giurisdizione o della legislazione, l’allarme si può suonare. In varie forme. Alzando la voce, raccogliendo firme, sottoponendo petizioni. Fino alla forma estrema della disobbedienza civile.

Certo c’è una regola aurea nota a qualsiasi condottiero. Se il nemico è troppo numeroso, per poterlo battere, meglio venire a patti; meglio scaricare l’aggressività accumulata dalle truppe (in questo caso elettori) prima della battaglia, su qualche bersaglio non reattivo. Per esempio, qualcuno da accusare di non essere stato all’altezza dei suoi compiti. Una strategia vecchia come il mondo che in questo caso si profila come un’azione di sciacallaggio.

Lo sappiamo, il vocabolo suona un po’ forte. Ma che dire di una strategia che prevede (fornendo aiuti, mezzi e addestramento specifico) di far intervenire gli uomini della Guardia Costiera Libica per trascinare i gommoni scagliati in mare dai trafficanti di nuovo verso terra?

In cirenaica ci sono almeno 12 carceri trasformati in campi di detenzione dove viene ammassata “carne nera” in condizioni insostenibili. È di dominio pubblico: torture, stupri e condizioni igieniche insopportabili mentre i carcerieri telefonano alle famiglie di origine per estorcere altro denaro. A Ovest, lungo la costa che separa la “capitale” libica, dalla Tunisia una tribù di predoni lucra scagliando indisturbata dai 4 ai 6 gommoni ogni giorno (160 – 180 individui a carico): la stessa banda di tagliagole che assicura la sicurezza agli impianti Eni di Melita. La nave della Ong spagnola Pro activa viene minacciata in acque internazionali con raffiche di kalashnikov partite proprio da una delle motovedette donate.

Tutto questo è noto Signor ministro degli Interni. Ma le precedenze pare siano altre. A esempio spuntare le ali a Medecins Sans Frontieres un’organizzazione (premio Nobel per la Pace 1999) con qualche annetto di esperienza sulle spalle, che opera in ogni parte del globo dove non sia garantito il diritto alla cura (Afghanistan, Libano. Iraq, Siria, Sudan…).

Anche la magistratura, per una volta, lavora in perfetta sincronia con l’emissione del Codice di condotta per le Ong voluto dall’esecutivo. Il sequestro della tedesca Iuventa voluto dai magistrati di Trapani è avvenuto con un tempismo perfetto. Anche i ragazzi tedeschi di Iuventa si ostinano a non firmare il Codice in questione. Minacciare i componenti della Ong tedesca Jugend Rettet è di per sé un esempio, che non può non avere un effetto deterrente sui volontari di ogni nazionalità all’opera nel Canale di Sicilia. Certo si fanno il mazzo in alto mare e non hanno mai preso un Euro da nessuno (Magistratura di Trapani), però non hanno rispettato tutti i paletti burocratici del caso.

Anche noi signor ministro siamo convinti sostenitori della regola del diritto e siamo pronti a difenderla in tutte le circostanze. Ma la regola del diritto regge al passaggio del tempo se è permeabile alla storia, ossia se raccoglie le suggestioni che vengono dalla realtà – a volte molto difficili da prevedere – e le trasforma in regola del vivere civile. Il logos, se è giusto, prima o poi deve trasformarsi in nomos.

E poi che rigore signor ministro e signori magistrati, pare di essere tornati all’epoca in cui il Pcus era a capo dell’Unione Sovietica. Certo avete dalla vostra molti cittadini impauriti e quasi il 100% dell’intero arco parlamentare acconsente. Se si comporta così il Pd, figurarsi M5s e tutta la destra nostrana.

Nella società civile i corifei sono all’opera. Il professor Galli della Loggia rimprovera dalla sua cattedra a Roberto Saviano di essere troppo accondiscendente con le Ong ribelli. Galli della Loggia non è sfiorato dal dubbio che le Ong stiano lì perché suppliscono a un vuoto reale: nessun paese da solo è stato sino ad ora in grado di rispondere all’emergenza.

Sempre attraverso le colonne del Corriere se la prende poi con chi dubita del suo verbo, gente che senza mezzi termini addita come individui capaci solo di “giornalismo alle vongole” .

Certo il “giornalismo alle vongole” nel nostro paese non è una rarità. Di recente persino Il fatto quotidiano (non stiamo parlando dei cucinieri de Il Giornale o Libero) si è cimentato in titoli bizzarri che mettono in contrapposizione le posizioni di Erri De Luca e Massimo Cacciari, tranne poi documentare nel testo che la posizione è identica: salvare più vite umane possibili, non importa con quale modalità.

In ogni caso il prof. Galli Della Loggia non è tipo da farsi intimidire dalle polemiche, nelle polemiche ci sguazza. Però non abbiamo notizie di come se la caverebbe su un gommone in alto mare tra giovani donne e bambini intrisi di sale e gasolio… Per questo lo invitiamo a Catania, sempre sul solito Molo di Ponente. Abbiamo invitato tanti, invitiamo anche lui. Lo accompagneremmo volentieri e con tutti i riguardi dovuti. Anche poche ore dinanzi a una nave che sbarca giovanotti donne e bambini non accompagnati è una esperienza istruttiva. Basta avere il coraggio di guardarli: anche per un solo minuto dritto negli occhi.

La scelta tra logos e nomos a volte è una scelta tragica. Ma è anche uno dei momenti più interessanti della vita di una comunità. Sono momenti in cui le donne e gli uomini di una comunità prendono su di sé una responsabilità, un peso che sono pronti a sopportare. Possono essere uomini e donne di fronte al confine tra la vita e la morte. Possono essere uomini e donne con una penna in mano. Possono essere uomini e donne con strumenti di potere a disposizione. Ed è lì che si vede la qualità di quegli uomini e di quelle donne.

 

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/aldo-premoli/che-senso-ha-caro-ministro-minniti-prendersela-con-le-ong_a_23073441/?utm_hp_ref=it-homepage