L’attentato a Daphne nella capitale europea della cultura

 

Maurizio Caserta e Ado Premoli. Il porto di La Valletta dista 105 km da quello di Pozzallo in Sicilia. Da La Valletta a Bidnija, il luogo in dove la giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia è stata uccisa lo scorso lunedì 16 ottobre ce ne sono altri 15 verso nord-ovest. Alle 14.35 Daphne inoltra il suo ultimo coraggioso post ” Ci sono criminali ovunque si guarda adesso. La situazione è disperata”. Mezz’ora dopo Daphne è saltata in aria insieme alla sua auto “preparata” in modo farla tacere per sempre.

Caruana Galizia, 53 anni, aveva iniziato la sua carriera nel 1987 con il The Sunday Times di Malta, ma era divenuta famosa come blogger anti-corrotti con il suo influente Running Commentary da cui denunciava senza paura politici potenti o dirigenti corrotti.

È attraverso il suo blog che l’opinione pubblica di Malta prima e poi del mondo intero è venuta a conoscenza di due società off-shore riconducibili a Konrad Mizzi, allora ministro dell’Energia e della Salute e a Keith Schembri, capo dello staff del Primo ministro maltese Joseph Muscat.

Daphne Caruana Galizia era molto popolare, così popolare da scatenare una crisi politica rivelando che anche alla moglie del Primo Ministro faceva capo una società finanziaria off-shore, la Egrant Inc. sino a quel momento rimasta nell’ombra. Sul conto della Engrant Inc. – stando alle sue rivelazioni – comparivano pagamenti per milioni di dollari provenienti dalla famiglia dominante in Azerbaigian. Pagamenti davvero poco giustificabili, se non come contro partita per accordi riguardanti forniture energetiche stabiliti tra il governo maltese e quello azero.

L’Azerbaigian è uno stato universalmente noto per due specificità: galleggia sul petrolio e la “famiglia” che lo governa non si è risparmiata brogli elettorali, corruzione diffusa e una condotta autoritaria. Il suo presidente İlham Əliyev, figlio del precedente defunto presidente Heydar, è stato eletto nel 2003 e quindi riconfermato nel 2008.

Anche il presidente maltese Joseph Muscat, 43 anni a capo del Partito Laburista e in carica dal 2013, nonostante la crisi scatenata dalle rivelazioni di Caruana Galizia è stato rieletto nel 2016. Muscat lo scorso lunedì si è detto sconvolto per l’accaduto: “Condanno senza riserve questo attacco barbarico perpretato sulla persona e sulla libertà di espressione nel nostro paese”. E così ha fatto il leader dell’opposizione nazionalista Adrian Delia: “Siamo di fronte al crollo della democrazia e della libertà di espressione”. Parole che gli fanno onore se non fosse che proprio di recente il Running Commetary aveva cominciato ad indagare sul traffico internazionale di droga che – a suo parere – fa a capo all’ isola per merito di Antoine Azzopardi e proprio su Adrian Delia, 46 anni, come riferimento di una rete di affari molto poco chiari ma riconducibili a un giro di prostituzione tra Malta e U.K.

Da dove riceveva le sue informazioni Caruana Galizia? In quanto membra del Consorzio investigativo Icij aveva ottimi agganci internazionali e aveva contribuito alla pubblicazione dei Panama Papers 2016, un’inchiesta internazionale sulla corruzione e il nepotismo politico premiata con il Pulitzer.

C’è un ultimo elemento che getta un’ombra ancora più spaventosa su questo omicidio. A detta del Senatore M5S Mario Michele Giarrusso la Commissione anti-mafia del Parlamento italiano stava programmando per il 23 e 24 ottobre una visita a Malta per acquisire elementi su pratiche di riciclaggio.

Secondo il siciliano Giarrusso (che non può non aver pensato alla tragica fine di Falcone e Borsellino) l’auto bomba sarebbe esplosa il 16 ottobre per “chiudere la bocca di Daphne Caruana Galizia” prima dell’arrivo della detta Commissione.

Malta, questo è certo, sta sperimentando un’espansione esponenziale nelle imprese di gioco online e nelle imprese di servizi finanziari. Molti procuratori italiani denunciano da anni da anni l’uso dei servizi finanziari per il riciclaggio di denaro da parte della criminalità organizzata. Così come la sua sempre più profonda infiltrazione nel business del gioco on line.

Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha dichiarato che l’uccisione maltese ricorda l’uccisione della giornalista russa Anna Politkovskaja nel 2006. Malta però non è Mosca e Muscat non è Putin. Malta è membro dell’Ue e Muscat ne è stato il presidente di turno dal gennaio al giungo di quest’anno. È bene dunque che la verità sull’accaduto venga a galla. Presto. Per il 2018 La Valletta è previsto diventi Capitale della cultura europea insieme a Leewarden.

 

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/maurizio-caserta/lattentato-a-daphne-nella-capitale-europea-della-cultura_a_23249791/