Davanti a Musumeci i potenti “stakeholder” della torta siciliana

Maurizio Caserta e Aldo Premoli. Nello Musumeci, neoeletto presidente della Regione Siciliana durante la campagna elettorale è stato accusato di avere nelle proprie liste candidati impresentabili: sotto inchiesta o definitivamente condannati. Proprio in questi giorni Musumeci ricambia il favore, osservando che il primo dei non eletti nella lista del M5S ad Agrigento è un imprenditore, ora arrestato per estorsione. Siamo alle solite, anche se, a ben guardare, il problema è un altro.

Chiunque governi un’amministrazione pubblica deve preoccuparsi innanzitutto della sua sostenibilità economica, ossia dell’equilibrio tra entrate e uscite. Se si sono accumulati debiti nel passato, le uscite correnti dovranno anche prevedere la restituzione di una parte dei prestiti contratti. Più pesante è quel fardello, più difficile sarà far fronte a tutti gli impegni che quella specifica amministrazione ha assunto nei confronti dei suoi amministrati. Nel caso della Regione Siciliana il debito accumulato ammonta a 8 miliardi di euro. Il livello assoluto del debito non è preoccupante, ma la Corte dei Conti siciliana osserva che quel debito segnala un deficit strutturale tra entrate e uscite. Insomma la Regione Siciliana, così com’è, non è economicamente sostenibile. Dovrebbe ridurre le spese o aumentare le entrate.
Nessuno, ragionevolmente, può pensare di ridurre la spesa prima di recuperare gli sprechi, attività meritoria ma assai difficile. Non resta che un aumento delle entrate. Bisogna ricordare però che tutto il gettito siciliano è già trattenuto in Sicilia, che riceve in più una parte del gettito del resto del Paese. Poiché non è pensabile di appesantire i siciliani o gli italiani con nuove tasse, non resta che aumentare l’imponibile. Cioè far crescere le dimensioni del sistema economico siciliano.
Insomma la “torta” dell’economia siciliana dovrebbe espandersi. Lo spazio per crescere c’è: il sistema economico siciliano è, infatti, sottodimensionato rispetto alle sue potenzialità. Ma c’è un problema che riguarda la spartizione della torta. Non sempre in Sicilia la fetta della torta più piccola si rivela davvero più piccola della fetta della torta più grande.
Cerchiamo di spiegarci meglio: non è per niente assurdo pensare che qualcuno potrebbe subire una perdita quando la torta cresce. Chi si trova in queste circostanze, ovviamente e comprensibilmente, si opporrà alla espansione della torta. Se questi “stakeholder” sono in grado di esercitare un potere reale, il conflitto è assicurato. Ma un conflitto si risolve solo in due modi: con un accordo o con la vittoria dell’uno sull’altro.
Saprà il nuovo presidente della Regione Siciliana prevalere sui potenti “stakeholder” della torta siciliana? Da qui passa il successo o il fallimento del governo di Nello Musumeci. In linea di principio l’accordo o la vittoria del governo sugli “stakeholder” refrattari all’accordo dovrebbero avvenire dentro i confini della legge. Ma una lettura non ipocrita della storia siciliana rivela che non è sempre avvenuto così. Le lotte di potere possono prevedere uscite dai perimetri della legge. Ciò è possibile in forza di una legge che autorizza, in casi particolari, la violazione della legge. Oppure in forza di

un’assunzione di responsabilità – che si sostanzia in una violazione dell’ordinamento giuridico vigente – da parte di chi governa: che per prassi acquisita viene perdonata in caso di successo. Ma quasi sempre rinfacciata in caso di insuccesso.
È noto a tutti infatti che tra gli “stakeholder” siciliani c’è la criminalità organizzata. Qui emerge una domanda ineludibile, seppure imbarazzante. È possibile avere la meglio su questo particolarissimo convitato con gli strumenti di legge esistenti o futuri? La risposta corretta non può che essere una: sì, certo. Ma alcuni di noi faticherebbero a nascondere una riserva mentale.
Spesso assolviamo – sia pure silenziosamente – chi nella gestione di un confitto ha violato la legge, ma ha ottenuto un risultato. Drammaticamente, la recente storia dell’isola mostra che tanti rappresentanti delle istituzioni sono stati chiamati a rispondere di presunte violazioni di legge, ma quelle violazioni non hanno poi prodotto grandi risultati sul terreno del contenimento della forza di questi particolarissimi “stakeholder”.
Stiamo chiedendo a chi governa di non andare troppo per il sottile nella lotta alla criminalità organizzata? Ovviamente no, ex ante. Ma ex post ci piacerebbe almeno vedere qualche vero risultato.