L’ultimo libro di Maurizio Caserta e Aldo Premoli prova a spiegare perché “Il vento soffia fortissimo”

Sudpress ha intervistato il professore Maurizio Caserta, presidente M.S.E. ONLUS, che con Aldo Premoli, socio fondatore di Mediterraneo Sicilia Europa ONLUS, presenterà il 23 Novembre, alle 18.30 all’Hotel Sheraton di Catania, il secondo volume da loro scritto, dal titolo “Mediterraneo Sicilia Europa Posting”. Il libro raccoglie le riflessioni che hanno dato impulso alla creazione della Onlus impegnata a dare un senso alle sfide epocali che rischiano di travolgere la nostra comunità se non governate con lucidità ed umanità
Parteciperanno all’incontro anche Emiliano Abramo, responsabile della comunità di Sant’Egidio Sicilia, Padre Mario Sirica della “Locand del Samaritano – Missionari Vincenziani Catania” e Corrado Spataro, presidente del comitato direttivo Centro Studi sulla migrazione M.S.E, moderati dall’editore di Sudpress Pierluigi Di Rosa.
L’Europa, alle prese con l’eredità dei sanguinosi conflitti interni e devastanti dinamiche coloniali che affondano le radici più in là nel tempo,si è fino ad ora dimostrata poco preparata ad affrontare il turbine che l’ha investita.
L’Europa è un continente poco popolato rispetto alla sua estensione ma è quello di più antica ricchezza: i
mutamenti che si stanno verificando sul nostro pianeta hanno, ancora una volta, tra i
protagonisti le nazioni che la compongono: innanzitutto Germania, Francia, Italia, Spagna e
Grecia. Se il fenomeno della globalizzazione era prevedibile e in qualche modo è stato prevista
(moneta unica) non altrettanto si può dire per immigrazione, emergenza climatica e future
emergenze sanitarie.
Siamo investiti da un vento che soffia fortissimo. C’è un drammatico susseguirsi di eventi in
quella che rischia di apparire invece solo cronaca quotidiana. Secondo calcoli delle Nazioni
Unite oltre 214 milioni di persone sono in movimento sul nostro pianeta con un aumento del
37% rispetto a 20 anni fa. E’ una dinamica che sta cambiando il volto a due continenti: Europa ed Africa e di conseguenza la vita di almeno 1 miliardo e mezzo di persone.
La Sicilia, dove viviamo, ha alcune innegabili specificità; nel mare in cui è immersa si affacciano oltre all’Europa, il Medio Oriente, la penisola arabica e la Costa nord dell’Africa. Da qui sta passando un pezzo di storia dell’Umanità che rimette in discussione tutte le certezze acquisite sino ad ora.
Maurizio Caserta, ne ha parlato a Sudpress: “Lo spirito del libro è di osservare le questioni aperte di cui il Mediterraneo, la Sicilia e l’Europa sono snodi importanti. Anzitutto la debolezza della questione europea, che trovo debole perché, sotto spinte centrifughe e quindi da ridefinire. L’Europa non può essere solo quella dei bilanci pubblici e della moneta unica, ma deve essere una società aperta, oltre che
per merci e capitali, anche e soprattutto per persone, cultura e idee, a rischio della stessa identità europea. In tutto questo un ruolo fondamentale è la Sicilia, come luogo di confine. Subisce quindi tra le prime i contraccolpi di una sfida che viene dall’esterno, ma per questo ha diritto ad avere maggiore attenzione e risorse a causa dell’impatto che sopportano. Qui il multiculturalismo è già stato
sperimentato nel passato, c’è una storia di coesistenza pacifica di culture e religioni, anche se non di recente. E questo, ha lasciato dei segni, tanto è vero che la capacità di accogliere dei siciliani è un qualcosa di antico e insito, legato all’evoluzione culturale di chi hasperimentato nel tempo anche i vantaggi della contaminazione culturale”.
Tutto ciò si inserisce all’interno di un contesto specifico, legato all’assistenza, con quelli che Maurizio Caserta definisce “corpi intermedi”:
“Questo disegno, parte dal basso, per ridefinire il contenuto dell’identità europea, in modo virtuoso, e raccogliendo le suggestioni che
vengono dal sud, filtrandole attraverso la storia e l’esperienza delle terre di confine come la Sicilia. Associazioni, reti, aiutano anche a
ridefinire un’idea di politica anche diversa. Oggi si fa riferimento al civismo, come sostituto della mala politica, ma lo stesso civismo è esso stesso politica. Può fare delle incursioni all’interno delle istituzioni costituite, come consigli comunali o parlamento, ma l’obbiettivo è affermare e confermare questo modo di fare politica, che parte dai corpi intermedi, o anche dal terzo settore, a cui bisognerebbe dare
sempre più spazio per risolvere le questioni collettive, che normalmente sono affidate alla pubblica amministrazione, ai governi.
Ciò rappresenta il lancio di una politica diversa rispetto a quella che finora c’è stata. E’ necessario poter creare la consapevolezza del fatto, che è possibile creare un sistema sociale ed economico in cui l’atteggiamento predatorio, lasci spazio alla cooperazione.
Ci sono infatti tantissimi esempi che dimostrano come la propensione a condividere, produca effetti benefici molto superiori rispetto a ciò che crea la predazione. E questa volontà nella gente esiste, come dimostrano tutti coloro i quali fanno volontariato, e può essere messa a frutto, andando anche al di là del semplice sentimentalismo che spesso connota queste iniziative, e riconoscere come queste siano una modalità
di azione sociale e politica che va ricomposta con tutte le altre per renderla virtuosa al massimo possibile”.