L’eleganza del riccio. A Catania

Emma AvernSono incappata oggi in una delle tante perle custodite in questa folle e unica città dove abito: la scuola professionale “Piazza dei Mestieri” gestita dall’Impresa sociale Archè.

Piazza dei Mestieri è il nome della fondazione nata a Torino nel 2004, con l’ obbiettivo di sviluppare il potenziale, spesso nascosto, dei più giovani nella delicata fase che li traghetta dall’adolescenza alla vita adulta. “L’obiettivo finale” mi spiega Vincenzo Torrisi responsabile del settore educativo ristorazione di Archè, “è quello di creare un punto di aggregazione dove i ragazzi possano sperimentare un approccio positivo alla realtà constatando con i loro occhi l’esito del lavoro delle proprie mani. Naturalmente affiancati da adulti che, anziché sostituirsi alla loro responsabilità, sollecitino il loro impegno”.

Oggi i ragazzi del corso Cucina e servizio di sala hanno allestito un pranzo dedicato alle donne vittime di violenza. Con gli altri ospiti sono stata accolta nella sede di Corso IV Novembre in zona San Leone. Dove in una luminosa sala da pranzo ho sfilato tra due ali di giovani camerieri (parliamo di ragazzi e ragazze 14enni!), capitanati dal sorridente Silvestro Trovato Mensa (docente tecnico di Sala e Bar). Agli ospiti con grazia e compostezza assolute, sono state offerte gerbere colorate come segno di di benvenuto.

Le tavole apparecchiate con sobrietà erano elegantemente corredate da petali di rosa tra cui stavano stati depositati i menù finemente ideati. Con un tempismo perfetto (e una sincronia da ristorante stellato) sono iniziate le portate. Menù assolutamente straordinario!

E qui è entrato in gioco lo chef Mario Traina, personaggio dotato di un’empatia fuori dal comune, che ha fatto realizzare ai suoi piccoli cuochi un pranzo vegetariano delicatissimo e presentato in modo impeccabile.

Sono tornata a casa felice per questa esperienza, e sto pensando a Michelle piccola cuoca con gli occhi blu e grande cappello di cotone bianco: contorcendosi le mani mi ha detto che vorrebbe andare all’estero, che a casa non cucina lei e poi non le piacciono proprio i dolci… O a Gabriele un po’ sovrappeso per la sua età; ha le guance di un rosa antico e sa perfettamente cosa vuole: andrà o in Germania o a New York a fare questo lavoro. Mentre Maurizio vuole diventare uno chef ancora più grande di suo padre che fa lo stesso lavoro in un locale del centro di Catania. Anche Adriana, che invece fa servizio in sala, ha le idee chiare: è certa che Londra l’aspetta.

Questa scuola ha davvero l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei dentro è semplice e raffinata. Proteggiamola a tutti i costi! Oggi mi sono sentita una privilegiata.

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