Viktor Orbàn il precursore

Aldo Premoli. Ha vinto per la terza volta consecutiva le elezioni. Non c’è stata gara con le deboli opposizioni moderate, piuttosto non era scontato il risultato che avrebbe potuto ottenere Jobbik, oggi secondo partito in Ungheria posizionato ancora più a destra della formazione guidata da Orbàn.

Che ha combattuto la sua campagna con una narrazione costruita intorno al complotto esterno del magnate ungherese-statunitense di origine ebraica George Soros e di quello interno dalle “Ong pro-migranti” entrambi colpevoli di voler islamizzare l’Europa via migrazioni.

Nel 2010 il nazional-populismo ungherese poteva ancora essere considerato un’eccezione in Europa, ma da qualche tempo c’è invece chi ritiene Orbàn un precursore. Tra loro Matteo Salvini che si è espresso senza mezzi termini nel suo intervento al Parlamento europeo dell’aprile 2016.

“Mi sembra che 500 milioni di europei siano governati da burattini e marionette”. E ancora. “Mentre i terroristi spargono sangue in Europa, ci si preoccupa di fare un processo all’Ungheria! Mister Orbàn, tenga duro”. Salvini ha poi proseguito così: “Ci si occupa dei diritti dei rom, dei finti profughi, dei miliardi di Soros, e non di un governo legittimamente eletto”.

Il segretario della Lega è poi sceso nei dettagli: “L’Ungheria, lo dico agli italiani che mi seguono e agli europei, ha una tassa unica al 16%, in Ungheria le società pagano il 9% di tasse, la disoccupazione è scesa al 4%, quella giovanile è all’11%, si va in pensione a 62 anni”.

L’Ungheria dunque è un modello per la Lega? Ma sa davvero di cosa parla il leader della coalzione di centro destra italiana?

Perché i numeri sciorinati da Salvini rappresentano solo un aspetto della realtà. I cittadini ungheresi tra quelli europei sono quelli che a partire dal 1990 hanno visto i minori progressi dal punto di vista dell’aumento della speranza di vita: la posizione dell’Ungheria in questa classifica resta oggi tra le più basse d’Europa (in Italia l’indice è 83,4 anni, in Ungheria 76,2 persino inferiore a quella dell’Albania 78,5 anni).

L’economia cresce ma nell’Indice Sanitario Europeo del Consumatore l’Ungheria si trova alle spalle non solo dell’Albania ma persino al Montenegro che nonostante gli sforzi fatti non è mai riuscito a farsi ammettere alla Ue.

La crescita ungherese non tiene il passo con quella delle altre nazioni dell’Europa orientale (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) a cui bisogna fare riferimento per avere un metro di paragone adeguato. Il Pil pro capite ungherese oggi è di 27 mila dollari (quello italiano è di 30,5 mila), ma nel 1997 i cittadini ungheresi erano secondi solo a quelli cechi, mentre nel 2007 sono stati superati da quelli slovacchi, e nel 2017 anche da quelli polacchi.

Per costruire la base del suo consenso Orbàn ha adottato una strategia fatta di autoritarismo e paternalismo. La recente competizione elettorale gli ha offerto l’occasione per ridurre lo spazio politico e mediatico concesso alle opposizioni: attraverso una riforma costituzionale ha ridotto il numero dei parlamentari da 386 a 199, aumentando gli effetti premianti di una legge elettorale già fortemente maggioritaria; quindi ha imposto uno stretto controllo sui media con multe che, in caso di violazioni, che raggiungono i 700.000 euro per la carta stampata.

La demonizzazione dei migranti ha indicato un nemico al suo popolo mentre l’aumento delle pensioni, il taglio dei costi per l’energia, la crescita del salario minimo e le agevolazioni fiscali alle coppie con figli numerosi, hanno accresciuto la sua popolarità tra il ceto medio e medio-basso.

Tra i molti punti di contatto tra Orbàn e il leader della Lega va individuata anche la visione dei rapporti con l’Unione Europea e quelli con la Russia di Vladimir Putin.

Sempre nella sua prolusione a Bruxelles Salvini proseguiva:

“Il popolo e il governo ungheresi hanno avuto la forza di difendere e controllare la loro moneta, la loro banca centrale, i loro confini. Cosa facciamo, gli mandiamo i carri armati come nel 1956? Usiamo le sanzioni al posto dei missili?” Orban presente in sala annuiva compiaciuto.

E ancora: “Invece dei carri armati usate le banche, la finanza e un’invasione di immigrati, finti profughi, finanziata da speculatori senza scrupoli come Soros, che magari finanzia anche qualcuno che è seduto in questo Parlamento o qualcuno che è seduto in questa Commissione. Ecco, invece di processare l’Ungheria e la Polonia preoccupatevi di difendere i 20 milioni di europei disoccupati e di difendere i nostri confini, caro Commissario”.

Eletto per la prima volta nel 1998 Orbàn guidava una coalizione che ha portato l’Ungheria a fare il suo ingresso nell’Unione europea nel 2004. Ma nel corso del mandato successivo (2010-2014) Orbàn si è fatto promotore della riunione di quattro stati dell’Europa orientale nella cittadina ungherese di Visegrad. La riunione è servita a rigettare la proposta della Ue di ricollocare richiedenti asilo da Italia e Grecia verso altri paesi europei.

Niente migranti in casa e filo spinato alle frontiere anche se paradossalmente i cittadini ungheresi – che non hanno mai dimenticato l’invasione sovietica del 1953 – sono meno euroscettici di quelli di altri Paesi dell’Europa occidentale. E tutto sommato i quasi 5 miliardi di euro che ogni anno l’Ungheria riceve in più rispetto a quanto versa nelle casse di Bruxelles fanno un gran comodo.

Matteo Salvini non si è mai dichiarato morbido nei confronti dei migranti questo è noto, ma che ne pensa del flirt da tempo in atto tra Orbàn e Putin?

All’inizio del secondo incarico, in quello che è forse il più celebre dei suoi discorsi Orbàn aveva spiegato come i “sistemi politici che non sono occidentali, non sono liberali, e non sono neppure democrazie possono comunque portare al successo una nazione”.

L’Ungheria è un membro attivo della NATO, ma Budapest dipende in modo quasi esclusivo da Mosca per le importazioni di gas naturale. Se Orbàn indica Mosca come un modello positivo di “democrazia illiberale” Mosca lo ripaga con significativi investimenti: per esempio 10 miliardi di dollari concessi a per il raddoppio della capacità di produzione elettrica della centrale nucleare di Paks, che attualmente soddisfa il 40% della domanda di elettricità del paese.

Salvini si è pubblicamente congratulato per le elezioni (nell’ordine) di Trump, Putin e Orbàn. Ora che navi da guerra americane, russe inglesi e francesi incrociano nel Mediterraneo a causa della crisi siriana, ora che da Sigonella aerei militari si sono alzati in volo verso il Medio Oriente, Salvini il giorno prima sta sul melo (Putin) quello dopo sul melo (solidale con gli alleati della NATO).

“…dovreste, voi tutti, evitare di fare il tifo per Macron e rispettare il libero voto dei cittadini francesi. Quindi, signor Orbán – ha concluso – a nome della Lega, a nome di milioni di italiani, grazie per quello che fate, grazie per quello che farete, grazie per resistere ai diktat dell’Unione sovietica europea. Viva la libertà, Viva l’Ungheria”. Così Salvini concludeva l’intervento a Bruxelles.

Crediti dalla Ue e finanziamenti da Mosca. Nella NATO, ma amici di Putin. Critici con Francia e Germania, ma a simpatizzanti con Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. “Democratici” senza essere necessariamente “liberali”.

È questo che il leader del centro destra vuole per il nostro Paese?

 

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