Nuovi sbarchi in Sicilia. Ma l’attenzione della politica non c’è più

Aldo Premoli.  Già dal weekend precedente il lungo ponte che ha compreso 25 aprile e 1 maggio le temperature segnalate sulla costa orientale siciliana si sono fatte estive: il mare è tornato azzurro e i primi bagnanti si sono affacciati sulle spiagge tra Noto e Ragusa. Sui moli di Messina e Catania qualche chilometro più su e a Pozzallo, qualche chilometro più in giù, sono invece ripresi gli sbarchi.

Gli arrivi di migranti sono calati del 75 per cento rispetto a quelli dell’anno precedente: 9.120 in tutto rispetto ai 36.884 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Ancora più netto il calo per gli stranieri partiti dalla Libia: sono 6.416 contro i 35.762 del 2017 (-82 per cento).

La cronaca dei giorni recenti però non parla solo di numeri, è molto più complessa e merita attenzione.

Sabato 21 e domenica 22 aprile.1.361 arrivi in 48 ore. E nuova conta delle vittime: un naufragio qualche decina di miglia a nord della località libica di Sabrath uno degli eterni punti di snodo della “pipeline” di esseri umani gestita dai trafficanti: 11 le vittime accertate (ma non è dato sapere dei dispersi) e 263 persone riportare indietro dalla Guardia costiera libica.

In azione per i salvataggi tre navi di Ong internazionali e le navi militari di Eunavfor Med sono intervenute in soccorso per recuperare uomini, donne, ragazzi e bambini stipati su un numero imprecisato di gommoni e un barcone in legno a due piani. 538 recuperati della Aquarius di Sos Mediterranée poi deviata su Trapani; 93 dall’ imbarcazione militare portoghese Don Francisco de Almeida che approderà a Pozzallo; 403 saliti su una nave militare tedesca direttasi poi verso Catania; 134 salvate dalla Proactiva Open Arms dopo il dissequestro tornata a navigare; altri 94 a bordo della Seawatch.

Lunedì 23. All’arrivo a Pozzallo dopo l’identificazione dello scafista di 33 anni partito da Mahida a in Tunisia con un barcone da 1200€ a passeggero sono scattate le manette. In stato di fermo lui altri cinque tunisini con precedenti penali: saranno nuovamente espulsi e accompagnati in Tunisia.

Martedì 24 aprile. La prima sezione penale della Cassazione conferma il sequestro della Iuventa la nave di soccorso della Ong tedesca Jugend Rettet, immobilizzata da un provvedimento del gip di Trapani, nell’ambito di un’inchiesta sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina condotta dalla Squadra mobile. Contemporaneamente a Catania il procuratore Carmelo Zuccaro firma nuovi atti di indagine sulla Proactiva Open Arms la nave sequestrata nel porto di Pozzallo dove era approdata il 18 marzo scorso con il suo carico di naufraghi, restituita il 15 aprile dal gip di Ragusa ai rappresentanti della Ong spagnola e rientrata in azione.

Mercoledì 25 aprile. A Messina di nuovo la fregata militare portoghese Francisco De Almeida entra nel porto con a bordo 139 migranti, tra loro 49 minori. Lo stesso giorno la nave militare tedesca Sacshen, inserita nel dispositivo Eunavfor Med con a 403 persone a bordo raggiunge il Porto di Catania.

Giovedì 26 aprile. Nel porto del capoluogo etneo ormeggia la San Giusto, unità da trasporto anfibio che porta con sé 50 extracomunitari soccorsi in mare. La San Giusto è la nave della marina militare italiana che sta a capo della flotta internazionale messa a diposizione dalla Unione Europea per l’operazione Sophia di Enavfor Med.

Venerdì 27 aprile. 300 migranti scendono dal ponte dell’imbarcazione della Guardia Costiera Ubaldo Diciotti e si avviano verso i padiglioni predisposti dalla Croce Rossa e dalle forze di pubblica sicurezza. Un rituale ordinato e preciso a cui il porto è così abituato da non farci più molto caso.

Le operazioni di ricerca e soccorso di Uunavfor Med riprese in questo giorni con intensità vedono impegnato nel Mediterraneo un dispositivo interforze costituito da 27 paesi europei. Dall’aeroporto militare di Sigonella partecipano alle operazioni con velivoli propri Spagna, Lussemburgo e Polonia; vengono ospitati come supporto al lavoro del 41° Stormo agli ordini del Colonello pilota Francesco Frare. Al 41° Stormo è assegnata la missione “Mare sicuro” per sorveglianza e antiterrorismo sul Canale dei Sicilia. Il molo militare di Augusta (Siracusa) fornisce invece appoggio e rifornimenti ai natanti.

Dal 13 febbraio 2018. Frontex, l’Agenzia europea delle guardie costiere e di frontiera ha avviato l’operazione Themis che ha un mandato più ampio rispetto alla precedente missione Triton lanciata nel 2014. Ambedue le missioni navali sono nate per assistere il nostro paese nella gestione del flusso di migranti proveniente da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania. A Catania è insediata una delle due sedi operative di Frontex. La novità di maggiore rilievo riguarda nuovi compiti di intelligence assegnati a Themis: indagini sulle attività illegali, dalla tratta di esseri umani nel Canale di Sicilia, alla spaccio di stupefacenti lungo le rotte adriatiche sino all’individuazione di attività terroristiche lungo le frontiere esterne.

Si tratta di minacce reali? Certamente sì, minacce a cui occorre rispondere con tutta la decisione necessaria costruendo un lavoro di concertazione sempre più stretto e efficiente tra tutte le componenti europee.

La tratta dei migranti che partono dall’Africa subshariana per raggiungere prima la Sicilia e poi tutto il continente, esattamente come il commercio di armi e droga sul quadrante adriatico sono gestite da organizzazioni transnazionali con diramazioni in ameno 3 continenti: Asia, Africa e Europa.

Qualcuno pensa di potervi rispondere facendo da sé? La situazione è, con ogni evidenza, parecchio complicata: all’interno del Mediterraneo, del nostro paese e dell’intero continente europeo. Le nostre forze militari, Aviazione e Marina in prima fila, ma anche pubblica sicurezza e Carabinieri, fortunatamente sono abituate, per lungo retaggio, a operare anche nei momenti –come quelli che stiamo attraversando- di massima incertezza istituzionale.

Certo delle battute avventate del leader di turno in cerca di qualche voto in più si dovrebbe fare a meno: in questa situazione diventano irricevibili, producono confusione e certo non aiutano la convivenza tra le componenti sociali del nostro paese. E ancora peggio, favoriscono sospetti e divisioni tra le nazioni di un continente per molti aspetti fragile come quello dove abitiamo. L’Europa (sino a ieri solo Europa dell’Euro) per sopravvivere al contrario ha bisogno di un coordinamento anche politico, giuridico e militare sempre più vigoroso. Alternative non ce ne sono.

 

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