Barbari, servi e ipotesi fantasiose

Maurizio Caserta, Aldo Premoli. Ancora slogan. Efficaci non c’è dubbio: al Financial Times che dedica la fase della contrattazione per la formazione del nuovo governo giallo-verde con un durissimo Rome opens his gates to the modern barbarianMatteo Salvini replica da par suo “meglio barbari che servi“. Il leader della Lega è bravissimo nelle repliche: non compare altrettanto nelle proposte.

In 24 ore siamo passati dalla richiesta di cancellazione di 250 miliardi di debiti italiani da parte della Banca Centrale Europea alla proposta di escludere i titoli acquistati dal sistema delle banche centrali attraverso il cosiddetto quantitative easing dal calcolo del rapporto Debito-PIL.

La questione della cancellazione del debito non è certo nuova. Tutti i grandi debitori a un certo punto della loro esistenza giocano la carta della cancellazione. Non è una idea balzana, ma occorre essere consapevoli che i debiti nella realtà non si cancellano mai. Semplicemente si può trovare qualcun altro disposto a pagarli.

Cancellare un debito significa farlo pagare ad altri. Gli “altri” posso perfino essere disposti ad assumersi il peso di quel debito se il debitore produce così tanti effetti dannosi da rendere preferibile quella soluzione. A volte si cancella una parte del debito se questo appare l’unico modo per recuperare la parte rimanente, oppure se il debitore assicura un comportamento virtuoso sulla gestione futura delle sue risorse.

In una prima bozza del Contratto di governo in fase di elaborazione i due contraenti propongono come misura di alleggerimento del debito pubblico italiano la cancellazione del 10 per cento di quel debito. Sicuri che i contraenti conoscono le rigide regole monetarie europee che impediscono il finanziamento dei governi da parte della BCE, vale la pena di chiedersi cosa essi abbiano avuto in mente quando hanno fatto questa proposta. Cioè che tipo di “contratto” avrebbero proposto alla Banca Centrale Europea per convincerli della bontà di questa azione.

Ammettiamo – solo per il piacere dell’argomentazione – che la BCE e le banche centrali nazionali avessero avuto questa disponibilità. Che cosa avrebbero offerto in cambio i nostri contraenti? Non certo una maggiore libertà nell’uso delle risorse correnti. Pur potendo rimettere in circolo le risorse liberate dal minor peso degli interessi sul debito, l’Unione Europea (sulla quale in qualche modo sarebbe ricaduto il peso del debito italiano “cancellato”) avrebbe preteso l’assoluta certezza che nell’arco di poco tempo il governo italiano si sarebbe impegnato a rientrare – almeno – di un’altra quota del 10 per cento.

Ciò significa che le risorse liberate dal pagamento degli interessi avrebbero dovuto certamente essere destinate al rimborso di quell’altro 10 per cento e non ai nuovi programmi di spesa. Insomma, sarebbero occorse ottime ragioni e garanzie vincolanti perché l’Europa avesse potuto acconsentire ad accollarsi una tale massa di debito italiano. Salvini preferisce essere un barbaro piuttosto che un servo? Ma in questo modo sarebbe un servo a pieno servizio.

Un’altra strada, fantasiosa come la precedente, avrebbe potuto essere la cessione di una parte del patrimonio pubblico commisurato all’entità della cancellazione. Non crediamo che Di Maio e Salvini vogliano passare alla storia come quelli che hanno svenduto (il prezzo non sarebbe certo conveniente) parte del patrimonio degli italiani.

Insomma non possono aver pensato seriamente ad alcuna di queste due strade. E allora? Le legittime critiche a un rigore finanziario eccessivo restano slogan – pericolosi – se portano all’assenza di rigore. Una sana gestione finanziaria è la condizione essenziale per la stabilità delle principali forniture di prestazioni pubbliche. Le innovazioni, anche quelle ardite, vanno ricercate e perseguite, ma abbisognano del requisito della sostenibilità. Hanno letto i “contraenti” i diciassette punti dell’agenda dello sviluppo sostenibile?

La proposta che ha sostituito quella della cancellazione, nella bozza successiva del Contratto di governo ossia la cancellazione contabile del debito acquistato dal sistema di banche centrali ai fini del calcolo del rapporto debito-pil, risponde alla stessa esigenza, sia pure con minore ardore fantasioso. Di bozza in bozza si corre ai ripari, si sfuma o si cancella di fronte a quel che accade all’esterno delle segrete stanze, di quel che accade insomma nella realtà e fuori dagli slogan: ma la necessità resta sempre quella di liberare risorse da destinare al programma di governo. Un alleggerimento di questa natura, possibile sulla carta, non sarebbe in ogni caso concesso senza contropartite.

In verità la questione prima che contabile è politica e passa dal prestigio e dall’autorevolezza dei partner europei. Ad un partner autorevole viene – ovviamente – concesso di più che a un partner inaffidabile. La carta da giocare non è dunque quella di un insieme di proposte più o meno fantasiose per sottrarsi a vincoli sottoscritti in precedenza ma quella di una “profilazione” alta del governo nascente. Che certamente non passa dalla scelta di un “esecutore” quale capo di un governo in realtà amministrato da due leader di partito legati da un accordo privato.

 

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