Chiudono i porti? Aprono i ristoranti

Aldo Premoli. Folla a tappo ieri sera per l’inaugurazione di Orient Experience 4 in via Umberto 299 il primo ristorante a Catania gestito da migranti e rifugiati. Ma lasciate per una volta al cronista la possibilità di partire da lontano.

Sabato mattina mi sono avviato verso il mare. Il tempo era buono e, con la mia signora, ho deciso di fare colazione a Vinicolo Hub, il container giallo sole che sta piazzato sul molo centrale del porto di Catania.

Seduto ad un tavolino ho iniziato a scrollare sul telefonino quando di fianco a me 3 giovani componenti le Forze dell’ordine si sono avvicinati al bancone per un caffè. Non ho potuto fare a meno di notare le loro nuove divise (sono il direttore di SudStyle) e ho l‘ occhio allenatissimo per tutto quel che riguarda l’abbigliamento): felpa con piccola cerniera verticale a chiudere su collo, pantaloni stretti in tessuto tecnico, fondina con Beretta 1934 stretta alla coscia. All black tranne la scritta sulla spalla in filo bianco a rilievo: Carabinieri.

Non mi trattengo e glielo dico: “belle queste nuove divise!” uno di loro si avvicina, mi chiede da dove vengo: quando gli dico che sono di qui, che abito a Catania, mi confessa di aver pensato fossi sceso da una dalla nave da crociera ormeggiata in quel momento sul molo di ponente.

Dietro di lui io però intravedo anche il molo di levante vuoto. Lì di solito stanno ormeggiate laDiciotti e laDattilole due imbarcazioni della Guardia Costiera che ho visto spesso tornare in porto cariche di migranti. E inevitabile la conversazione si sposti su questo argomento.

Il milite ha idee scolpite: ”Chi fugge da guerre e persecuzioni deve essere accolto. Ma gli altri non è possibile che se li accolli tutti il nostro Paese”. Messa così chi potrebbe dargli torto?

Io intanto penso a Sanji Sila il ragazzo a cui la scorsa settimana Mediterraneo Sicilia Europa Onlus che ho fondato insieme a Maurizio Caserta ed Emma Averna ha assegnato una borsa di studio che gli consentirà di affrontare un triennio di studi in un istituto tecnico in città. Un gesto possibile grazie alla generosità del Rotary Distretto 2010 che l’ha erogata in ricordo di Franco Pitanza.

Sanji è della Guinea Bissau, suo padre medico è stato assassinato per ragioni politiche in un paese (molto teoricamente) democratico. Sanji è minorenne ma a quel punto il suo destino è segnato: è la madre che gli dice “va via da qui!”.

Sanji, che vive ora alla Locanda del Samaritanodi Padre Mario Sirica, domenica sera me lo sono portato all’inaugurazione diOrient Experience 4.

È il nuovo ristorante aperto dalla regista catanese Emanuela Pistone di Isola Quassud, nato con il patrocinio dell’UNHCR, l’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Emanuela non nuova a iniziative virtuose, ma questa volta ha al suo fianco Hamed Ahmadi un rifugiato afgano che ha creato Refugees (Food) Experiene con ristoranti attivi a Venezia dal 2012. Un’idea stravagante? In realtà potrebbe sembrarlo a Catania, ma è abbastanza comune che accada appunto a Venezia, a Milano, a Berlino o a Londra.

Catania è una città accogliente, i siciliani sono persone accoglienti: da sempre. L’emigrazione i nonni siciliani sanno bene cosa è; mentre i giovani spesso e volentieri ora la praticano – pure loro – per necessità. Sono in molti a Catania ad aver capito che bisogna pur fare qualcosa per questi ragazzi con la pelle scura che sono già qui. La folla di ieri sera era davvero sorprendente.
Molto fanno già i militari della Guardia costiera, molto le Forze dell’ordine. Qualcosa (parecchio in realtà anche loro) fanno i religiosi. Qualcosa hanno cominciato a fare diversi privati. A Catania si stanno insediando nuovi amministratori: la speranza è che comincino pure a loro a guardare “dentro” al problema. La retorica lasciamola a Roma, noialtri qui sull’isola guardiano ai fatti.

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