Migrazioni, surplus economico e ingiuste ripartizioni

Maurizio Caserta, Aldo Premoli. Un’elementare riflessione di natura economica ci dice che le migrazioni sono sempre virtuose perché accrescono il prodotto globale. Infatti, la dinamica dello spostamento prevede che ciascuno cerchi di localizzarsi là dove ha sarà grado di raggiungere la produttività più alta. Se i segnali di mercato funzionano, ciascuno di noi verrà attratto verso il Paese nel quale potrà dare il meglio di sé per i propri congiunti per la sua persona e conseguentemente per l’intera comunità. Questa la regola, e le eccezioni non fanno che confermarla.

Pertanto, piuttosto che chiedersi perché in così tanti si spostano, la vera domanda è perché così pochi lo fanno.

Si calcola, infatti, che se ognuno andasse là dove può dare il meglio, il prodotto globale crescerebbe a dismisura. L’attenzione si dovrebbe spostare quindi non sui fattori che spingono le popolazioni a muoversi, ma su quelli che le spingono a restare nel luogo in cui sono nate. Questo, come è evidente, non è avvenuto e non avviene. La ragione sta nei formidabili costi di redistribuzione di quel surplus di prodotto derivante da una libera migrazione.

Non sempre gli stessi migranti percepiscono per intero il beneficio della migrazione; non sempre i residenti di un Paese ricevono la quota di surplus che quella migrazione dovrebbe comportare. Da qui i bassi flussi migratori rispetto a quello che sarebbe desiderabile secondo una pura logica produttivistica; da qui gli alti muri spesso eretti dai paesi destinatari di flussi migratori. Ma non ha senso gettare il bambino insieme all’acqua sporca. Se c’è un beneficio dalle migrazioni, questo va sostenuto, rafforzato e ben distribuito.

È questa la logica con cui ha cominciato a lavorare il Centro di ricerca sulle migrazioni – Mediterraneo, Sicilia, Europa.

Partendo da un assunto: la “governance” globale (incluso quella europea) con ogni evidenza ha finora fallito nel tentativo di regolare i flussi in modo che tutti possano beneficiarne. Poiché la soluzione del problema sta in una buona ed equilibrata allocazione dei vantaggi che possono derivare dal fenomeno migratorio, è dunque a livello locale che vanno sperimentate non solo le forme di accoglienza dei migranti, ma anche quelle della possibile e giustificata distribuzione dei vantaggi che ne derivano. È, infatti, attraverso il difficile percorso di costituzione del legame sociale – in un certo posto ed in un certo tempo – che si può trovare il necessario equilibrio tra le parti in causa.

Spesso la temuta diversità dello straniero si dirada attraverso una semplice stretta di mano. Può essere pure un comune o un’associazione locale ad organizzare quella stretta di mano collettiva. Che va favorita, sia pure dentro regole generali precise: si tratta di una contrattazione locale, in cui ognuno possa apprezzare il vantaggio tratto da quel nuovo legame sociale. Perché xenofobia o buonismi fine a se stessi, appare a tutti evidente che non portano da nessuna parte.

È dal territorio che bisogna partire; dalla geografia economica, sociale e politica del paese e della regione dove questa contrattazione avviene. Nel caso del Congresso che stiamo organizzando a Noto il 6 ottobre prossimo dalla geografia siciliana. Ogni luogo ha le sue caratteristiche: alcune capaci di favorire quel legame; altre meno. Vanno studiati dunque i luoghi, la loro capacità di attrazione, le differenti barriere all’entrata. Il primo rapporto del Centro di Ricerca -presentato in questo comune esattamente a metà strada tra i porti di Augusta e Pozzallo – parte proprio dai luoghi, facendo emergere gli addensamenti delle istituzioni, formali e informali, della migrazione. Si cercherà di capire se quegli addensamenti segnalano una maggiore capacità di attrazione o se al contrario hanno prodotto elementi di disgregazione territoriale.

Non sfugge a nessuno che queste sperimentazioni territoriali devono avvenire all’interno di un quadro politico e istituzionale dato. È a proposito di questo che svilupperanno le loro relazioni Alberto Martinelli, presidente di International social science council e Nicola Pasini Professore associato di Scienze politiche dell’Università di Milano. Accanto alla geografia delle migrazioni in Sicilia, la regione da sempre più compromessa da questo fenomeno diventa necessario discutere il quadro politico e culturale di riferimento, sia quello italiano sia quello europeo. Esattamentequello che si propongono di fare con le loro ricerche Adriana Di Stefano – Professore associato di Diritto dell’Unione europea, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania e Alessio Lo Giudice Professore ordinario di Filosofia del diritto dell’Università di Messina.

https://www.huffingtonpost.it/maurizio-caserta/migrazioni-surplus-economico-e-ingiuste-ripartizioni_a_23529981/