Diritto di Cittadinanza o Diritto di Nascita? La tesi di Monsignor Gaetano Zito

Abolizione della protezione umanitaria (articolo 1) per motivi umanitari come era prevista dal precedente Testo unico sull’immigrazione.

Nel 2017 in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52% delle richieste è stato respinto, nel 25% dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8% delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8% ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7% ha ottenuto altri tipi di protezione.

Dal gennaio del 2018 le richieste di asilo sono ulteriormente diminuite.

Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso. Sarà introdotto, invece, un permesso di soggiorno per alcuni “casi speciali”, cioè per alcune categorie di persone: vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione temporanea di “contingente ed eccezionale calamità”.

Estensione del trattenimento nei Cpr.

Attualmente nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), è possibile rimanere per 90 giorni. Con il decreto Salvini (articolo 2) il limite si sposta a 180 giorni.

Trattenimento dei richiedenti asilo e degli irregolari ai valichi di frontiera.

L’articolo 3 del decreto prevede che i richiedenti asilo possano essere trattenuti per un periodo di al massimo trenta giorni nei cosiddetti hotspotper accertarne l’identità e la cittadinanza.

Più fondi per i rimpatri.

All’articolo 6 è previsto lo stanziamento di più fondi per i rimpatri: 500mila euro nel 2018, un milione e mezzo di euro nel 2019 e un altro milione e mezzo nel 2020.

Restrizione del sistema di accoglienza.

Il sistema Sprar per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.

Esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo.

L’articolo 13 del decreto prevede che i richiedenti asilo non si possano iscrivere all’anagrafe e non possano quindi accedere alla residenza.

Riforma della cittadinanza.

Il decreto prevede che sia modificata la legge italiana sulla cittadinanza del 1992. La domanda per l’acquisizione della cittadinanza potrà essere rigettata anche se è stata presentata da chi ha sposato un cittadino o una cittadina italiana.

Il decreto sostenuto da Lega e M5S ora è pronto per essere trasmesso a Mattarella. Non sappiamo cosa potrà fare il Presidente. Di certo sappiamo che gli ulteriori fondi stanziati per i rimpatri sono una foglia di fico: non è possibile rimpatriare nessuno se non esiste un intenso lavoro diplomatico e accordi specifici con i Paesi di provenienza. Ma di questo impegnativo lavoro diplomatico non si vede ombra…

Durante un colloquio preparatorio con Monsignor Gaetano Zito per il Congresso sulle migrazioni internazionali che si terrà a Noto il prossimo 6 ottobre (Zito oltre ad essere il Vicario episcopale per la cultura dell’Arcidiocesi di Catania è anche componente del Comitato scientifico del Centro Studi sulle Migrazioni MSE) ha però espresso un concetto a questo proposito sorprendente e ovviamente molto diverso da quanto sottinteso nel decreto sopra citato

Si tratta di una tesi che riportiamo qui per intero e senza commenti.

Buona (e sana) lettura.

“Il dibattito in corso intorno al DIRITTO DI CITTADINANZA è decisamente mal posto, o quanto meno in termini parziali: il diritto di cittadinanza è valore assoluto, oppure esiste un diritto prioritario rispetto ad esso? Nascere, in qualsiasi latitudine geografica ed esistenziale, non è di per sé fonte di diritto? Non si dovrebbe sostenere in primo luogo un DIRITTO DI NASCITA?

I diritti sono o dovrebbero essere uguali in qualsiasi luogo e in qualsiasi condizione l’individuo abbia la fortuna o la sfortuna di apparire sulla faccia del pianeta su cui tutti viviamo. Esattamente come lo sono doveri a cui occorre si adegui.

Il diritto di cittadinanza ha una fisionomia politica, incentrata sulla base della posizione geografica e culturale in cui un individuo nasce, vive e muore è un principio divisivo da sempre, foriero di piccole o grandi tensioni, piccole o spaventose guerre.

Non ha senso – come tragicamente sta avvenendo oggi – affrontare il problema sul piano della contrapposizione. Xenofobi contro Solidali, Buoni contro Cattivi.

E questo vale non solo per i migranti profughi o migranti economici che siano, ma anche per chi nativo o meno vive in condizioni di bisogno fisico o morale.

Non possiamo non denunciare la barriera che ultimamente anche qui in Italia e persino in Sicilia – luoghi da sempre accoglienti – si sta alzando nei confronti dell’ALTRO di qualsiasi altro, non più percepito come uguale a me in dignità umana e ancor più, un fratello al cospetto di Dio, ma come nemico da cui difendersi.

“PRIMA … di qualcuno o qualcun’altro.” E’ uno slogan pericolosissimo che porta a un altrettanto pericolosa frammentazione sociale in un procedere che può non avere mai fine.

Ogni persona che nasce, unica e irrepetibile nel suo esserci, per il fatto di essere nata gode del Diritto di Cittadinanza Umana: ciascuno è cittadino per nascita, è cittadino dell’umanità, è cittadino del mondo. Una cittadinanza che non può essere scalfita da ragioni di natura geografica, politica, culturale e ancor meno, oggi più che mai, di natura economico-finanziaria.

La comunicazione quindi non può appiattirsi su terminologia e contenuti che strumentalizzano i bisogni umani, i bisogni di tutti. Dei nativi in primo luogo, tra molti dei quali va sempre più radicandosi la cultura dell’inimicizia.

Occorre scindere il problema economico che sta sempre dietro al movimento delle persone da quello religioso. L’equazione immigrazione uguale diversa religione e quindi invasione: è una falsità.

L’immigrato è “senza religione”: è cristiano di varia confessione ed è musulmano, può essere induista, o animista. Non siamo quindi di fronte ad una invasione islamica. L’immigrato è immigrato! Non può farsi distinzione per ragioni religiose. Discriminare per la scelta religiosa genera nuove guerre di religione. Rischia di fomentare ancora una cultura da scontro di civiltà, già ampiamente stigmatizzata da Giovanni Paolo II.”

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