Il comune di Catania è in default. Per 1,6 miliardi. Lo salverà Salvini?

A.Premoli, M. Caserta. Netturbini in sciopero e impossibilità di pagare i costi delle discariche. Il rischio che una bomba igienico-sanitaria deflagri a Catania questa volta è reale.

E c’è molto altro. Gli asili nido sono già chiusi ma dalla prossima setimana potrebbe toccare ad altri delicatissimi settori del welfare, a cominciare da quelli per i disabili, gli anziani, i minori con provvedimenti del Tribunale.

Il dissesto per quanto non sia stato ancora decretato ufficialmente dal Consiglio comunale, è un fatto certo.A Palazzo degli Elefanti, la sede del Consiglio cittadino, non c’è più un euro. Lo ha evidenziato il sindaco Salvo Pogliese in un accorato appello al Governo nazionale: a rischio c’è la tenuta di un’intera città, che con oltre 312.000 abitanti si colloca al decimo posto nella classifica delle città italiane.

È un fallimento annunciato? Certamente sì.

Il sindaco si è rivolto a Giuseppe Conte, e ai vice-premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini con queste parole:

«Numerose interlocuzioni sono state intraprese con autorevoli rappresentanti dell’Esecutivo Nazionale, trovando sempre attenzione e disponibilità, affinché il Comune di Catania potesse usufruire di un contributo straordinario per riequilibrare il Bilancio gravato da 1,6 miliardi di euro di debiti e fare fronte alla gravissima crisi di liquidità, visto che l’anticipazione di cassa annuale di 188 milioni era già stata pressoché esaurita alla data dell’ insediamento della nuova Amministrazione, il 18 Giugno 2018».

Da cittadini e residenti catanesi questa situazione non può che spiacere e preoccupare. Ma risulta poi narurale chiedersi perché nessun candidato nella campagna elettorale della scorsa primavera ha prospettato una exit strategy?

La risposta è semplice. Nessun candidato ha avuto il coraggio di macchiare la campagna elettorale con una prospettiva così drammatica. Quindi si adottano gli stratagemmi di sempre: si ammorbidiscono i toni, si dice che si troverà una soluzione, si lascia intuire che comunque alla fine ce la si farà…

Invece nessuno avrebbe potuto farcela. Non c’è alcuna soluzione, se non quella della cancellazione del debito.

Ma nessun debito in realtà si cancella. Semplicemente si trasferisce ad altri. Ci tentano tutti. È da un po’ che il comune di Catania usa questo espediente. Sembra che ora però il trucco non funzioni più. Siamo al dissesto.

Niente di drammaticamente definitivo. Le procedure di gestione delle crisi del debito esistono proprio per questo. Per non drammatizzare. E per far sì che non si arrivi di nuovo a quel punto di non ritorno. Per evitare sviluppi peggiori, per evitare soprattutto che il trasferimento del debito avvenga in maniera incontrollata e iniqua.

Già il 4 maggio scorso la Corte dei Conti aveva dichiarato il dissesto economico finanziario dell’ente. MA si è continuato a tergiversare. Lo scorso 14 agosto, Matteo Salvini, in una delle sue ripetute visite, di fronte alla richiesta del nuovo aiuto straordinario avanzato da Salvo Pogliese aveva risposto

“Ci ragioneremo, spero di tornare con buone notizie”.

Senza far mancare un pensiero anche alla complicata situazione societaria della Calcio Catania… Poi più nulla.

Il Ministro del Lavoro Luigi di Maio è volato sulla costa orientale sicula il 26 ottobre per accertarsi della situazione di alcuni comuni colpiti dal sisma dello scorso 6 ottobre, ma sulla situazione di Catania non si è espresso. Del resto se a Roma Lega e M5S sono alleati, a Catania il sindaco Pogliese (Forza Italia) è alleato con la Lega, ma vede i M5S all’opposizione.

Ora circa dieci mila famiglie tra impiegati diretti, delle partecipate e dell’indotto attendono con il fiato sospeso di sapere se dalla fine di questo mese potranno ancora contare sullo stipendio dovuto dalla Pubblica Amministrazione. Fiato sospeso anche per le aziende creditrici che temono la prospettiva di dover portare i libri in Tribunale.

C’è da augurarsi che Catania non segua l’esempio del Governo nazionale che sembra davvero credere che il debito alla fine si cancella da sé. Riconosca invece che la legge che disciplina il dissesto degli enti locali ha il merito di affrontare la questione con considerazione e rigore.

È quella la strada. Su quella strada occorre il concorso di tutta la città che, in qualche modo e sia pure con pesi molto diversi, porta la responsabilità di questo stato di cose. La responsabilità di alcuni nell’aver creduto ai venditori di fumo e di aver accettato piccole ricompense a fronte di sostegno elettorale. La responsabilità di altri nell’aver coperto collusioni impresentabili o aver pensato che era meglio farsi i fatti propri.

Saprà l’attuale sindaco a prendersi la responsabilità a nome di tutta la città per gli sfasci operati dai precedenti sindaci e dalle precedenti giunte (a partire degli anni ’90 presiedute da Bianco (tre volte), Scapagnini (due), Stancanelli (una)?

Se dovesse essere l’attuale sindaco Salvo Pogliese ad avere questo coraggio di percorrere la inesorabile salita che l’aspetta la sua città non potrà fare altro che rispondere compatta