Per Legambiente è Catania l’ultima in classifica tra le città italiane

FABRIZIO VILLA VIA GETTY IMAGES

L’ultima mazzata è arrivata dal rapporto sull’Ecosistema urbano presentato lo scorso lunedì da Legambiente. Catania, un tempo considerata “la Milano del Sud” non solo è in default per il debito accumulato negli ultimi decenni ma nel rapporto di Legambiente si colloca all’ultimo posto tra le 104 città italiane prese in esame. La città è fanalino di coda in tutto: non c’è verde pubblico, la mobilità sostenibile è ridotta al lumicino, l’inquinamento da polveri sottili è in aumento, l’acqua potabile si disperde, i trasporti comunali sono considerati – nel rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente – tra i peggiori d’Italia, con tempi d’attesa record alle fermate dei bus.

Ma il vero paradigma di una situazione tanto disastrosa è la gestione dei rifiuti: mentre a livello nazionale mediamente la raccolta differenziata supera il 50%, a Catania raggiunge – forse – il 9,3%. L’obbiettivo immediato è quello di raggiungere a più presto il 30%. Come questo potrebbe accadere però non lo sa nessuno. Tanto meno l’attuale Amministrazione che si trova a gestire una situazione di cui non ha colpa. Il nuovo sindaco Salvo Pogliese si è insediato solo lo scorso 22 giungo. La sua giunta ha iniziato a lavorare il 9 luglio sull’eredità devastante lasciata da una serie di amministrazioni che dagli anni ’90 hanno visto Enzo Bianco (tre volte), Umberto Scapagnini (due volte) e Raffaele Stancanelli (una volta), alla guida del capoluogo etneo. Tre giunte a sinistra (Bianco). Tre giunte con a capo un uomo di Forza Italia (prima Scapagnini e poi Stancanelli).

Pure Pogliese milita in Forza Italia: è stato eletto come capolista del centro-destra e della sua giunta fanno parte anche rappresentanti del partito di Salvini di quello della Meloni con l’aggiunta di una manciata di uomini legati all’ ex-presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Tutto come sempre, dunque? Per niente.

Perché a Catania il M5S, che nel governo nazionale è alleato della Lega, a Catania rappresenta l’opposizione più decisa. E sul tavolo del giovane sindaco in cinque mesi è precipitato di tutto. Insomma sembra che i nodi siano venuti al pettine. E sembra di assistere al gioco delle ‘sedie musicali’. Quando la musica si ferma, uno dei partecipanti resta senza sedia. Si ha normalmente simpatia per chi resta in piedi, ma i realtà tutti sapevano che quel gioco, che è stato giocato in città per più di venti anni, era pericoloso. È il gioco che fa preferire la spesa corrente a quella in conto capitale, il debito alla riduzione della spesa, la conservazione all’innovazione.

Non sorprende allora che la città nella sua infrastruttura materiale ed immateriale, così come raccontato dal Rapporto di Legambiente, sia fortemente deteriorata. La vita di una comunità si fonda sul rafforzamento di una serie di asset, da cui dipende il benessere dei suoi membri. Se non si destinano risorse al loro mantenimento, quegli asset si deteriorano e i servizi che da essi dipendono perdono forza, si indeboliscono, in alcuni casi vengono cancellati. Questo stato di cose può continuare per molto tempo, ma esiste una soglia di deterioramento in corrispondenza della quale si innesca la crisi. A Catania questa si è manifestata innanzitutto attraverso il deterioramento dei saldi di finanza locale.

Il debito mostruoso del Comune di Catania (1,6 miliardi di Euro) segnala non soltanto l’incompetenza e il deficit di senso istituzionale di tutte le passate amministrazioni, ma anche il deficit culturale di una città che non riesce a trovare un percorso di crescita e di sviluppo che la trascini fuori dalle secche in cui si è arenata.

La confusione regna sovrana. Nella città dove è avvenuto il travagliato sbarco della Diciotti, con il carico di inchieste giudiziarie a seguire la nuova Amministrazione organizza un Congresso sulla migrazione: con chi? Con la Chiesa valdese. La città pullula di organizzazioni religiose e laiche che si sono date un gran da fare negli ultimi anni su questo tema, ma la giunta Pogliese nella prima uscita pubblica specifica sceglie di avere come unico interlocutorela Chiesa valdese e in particolare una sua organizzazione con sede in Olanda. Perché solo questa? Mistero fittissimo. Nella città come poche altre al mondo storicamemte segnata da un susseguirsi di dominazioni (arabe, normanne, spagnole…) la nuova amministrazione organizza una mostra al Palazzo della Cultura? La dedica agli Impressionsiti francesi. Perché? Nessuno lo ha capito.

Si capiscono invece le ragioni che portano il Sindaco di Catania a implorare l’aiuto del governo nazionale. Per il prossimo lunedì 5 novembre è atteso il verdetto definitivo: lo scorso mercoledì Pogliese ha chiesto al sottosegretario Candiani – inviato speciale a Catania da Roma – un’anticipazione di cassa di circa 400 milioni in tre anni. Da subito, almeno per far pronte almeno agli stipendi di 10.000 tra dipendenti diretti e indiretti che no è altrimenti in grado di pagare.

Bisogna tappare la falla. È giusto tappare la falla. Ma sarebbe ugualmente giusto sentire qualcuno che ha avuto responsabilità di governo in questa città negli ultimi 25 anni dire ‘abbiamo sbagliato’. Non importa a quale area sia appartenuto, come abbiano visto a destra o a sinistra in maniera indifferente. Sarebbe un colpo d’ala di civiltà e persino di umanità. Questa incapacità di fare tale affermazione indica l’incapacità di disegnare un percorso di risanamento serio e credibile. È proprio per questo che l’unica cosa sana da fare è accelerare il percorso che porterà alla dichiarazione di dissesto.

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