L’abbandono scolastico in Sicilia. Una strage generazionale

A.Premoli. “Se frena il Sud, perde l’Italia”. Così Svimez nel suo ultimoRapporto 2018 che prevede per il Sud una crescita del Pil ferma allo 0,8%, accompagnata dal declino demografico che negli ultimi 15 anni si è tradotto in 2 milioni di residenti in meno.

C’è un ulteriore aggravante. La metà degli scomparsi sono giovani laureati messisi in marcia verso il Nord: un capitale umano non sostituibile visto che la scolarizzazione al Sud è sensibilmente inferiore a quella delle altre aree del Paese. Sono oltre 300mila i giovani qui che hanno abbandonato prestissimo il percorso di istruzione scolastica senza intraprendere nessun tipo di formazione professionale alternativa.

Al Sud mancano i servizi a supporto delle famiglie è scarso e in alcuni casi nullo l’apporto degli enti locali per quanto riguarda mense, trasporti, sussidi didattici, asili nido. Lo scenario è drammatico, eppure la preoccupazione per la scuola appare in seconda linea nella Legge di Bilancio disegnata dal governo Conte: per i giallo-verdi non sembra essere questa una priorità. Né la necessità di un’azione in questo senso pare avvertita a livello locale. Le Regioni e i Comuni del Sud che si distinguono invece per scarsa progettualità e ritardi ingiustificati.

A proposito di questa emergenza il governatore della Sicilia Nello Musumeci ha di recente coniato l’espressione “strage generazionale“.

Altrettanto significativa la posizione del Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri da sempre in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata. In un’intervista rilasciata a Radio 24 Gratteri a questo proposito si è espresso senza giri di parole:

È necessario che il ministro della Giustizia faccia le modifiche ai codici. È necessario che il Ministro dell’Interno dia più mezzi alle forze dell’ordine. È necessario che il Ministro dell’Istruzione investa perché noi abbiamo degli studenti ignoranti rispetto a quelli del Centro e Nord Europa e quindi siamo sempre più ai margini e anche dal punto di vista dell’istruzione siamo sempre di più Africa del Nord.

La scuola dovrebbe essere lo strumento principe per generare solidarietà e, combattere ogni forma di discriminazione, di odio e di rancore? Non è quello che sta accadendo. Non tutti a Mensa 2018 il rapporto presentato nel settembre scorso da Save the Children prende in considerazione la situazione delle mense scolastiche in un campione di 45 Comuni italiani con oltre 100.000 abitanti.

In fondo alla classifica, tanto per (non) cambiare sta la Sicilia, seguita da Molise, Puglia, Campania e Calabria. Oltre l’81% dei bambini siciliani non ha una mensa scolastica. Solo il 6% dei bambini nelle scuole primarie catanesi ha accesso al servizio, ma fanno peggio Palermo con il 2,60% e Siracusa con lo 0,88%.

A Roma accedono alle mense scolastiche il 96% dei ragazzini, a Milano il 99%, a Bolzano 100%.

È ancora Save the Children nell’Atlante dell’Infanzia a Rischio 2018 a mettere il dito sulla piaga.

Resi sempre più minoritari dal calo demografico, confinati ai margini dello spazio pubblico, da tempo bambini e ragazzi sembrano alloggiare in tutto e per tutto alla periferia dell’agenda politica e delle preoccupazioni degli adulti.

Le stime e stime proposte da Eurostat confermano la politica al ribasso nei confronti della scuola, in particolare negli anni della recessione: per effetto della legge Gelmini la spesa per l’istruzione è crollata dal 4,6% del 2009 al 4,1% del 2011, fino a raggiungere il minimo storico del 3,9% nel 2015-16

In un panorama come questo acquista sempre più rilievo il ruolo svolto dalle associazioni di volontari che – pur muovendosi in un quadro legislativo confuso, tra mille difficoltà e spesso sottoposte ad attacchi interessati o ignoranti di alcuni politici – svolgono un’azione essenziale su tutto il terirtorio.

Si tratta giocoforza di ruolo sostituivo a fronte del vuoto lasciato dalle Istituzioni. Spesso invisibili ai media con queste ultime interagisce quando il caso o la necessità lo rendono opportuno. Dalle Istituzioni non si aspettano granché, ma nel frattempo hanno accumulato competenze di cui proprio gli uomini che governano queste ultime – spesso e volentieri di passaggio – avrebbero grande bisogno.

Sono organizzazioni di grandezza molto varia, alcune vere e proprie imprese internazionalizzate, altre piccolissime ma non per questo meno attive: tutte disposte a fare rete per raggiungere obbiettivi condivisi.

Vale la pena di fare qualche esempio di quel che accade proprio in Sicilia, dove il i dati sono tra i più allarmanti: il 24% dei ragazzi interrompere gli studi alla licenza media inferiore, a fronte di una media nazionale del 14,7%. Un 15enne su 3 non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. Più di 1 ragazzino su 2 tra i 6 e i 17 anni non legge nemmeno un libro all’anno. 1 bambino su 5 non dispone di spazi adeguati per fare i compiti a casa, non può permettersi di praticare sport e tanto meno frequentare corsi extra scolastici.

Gli esempi che citati qui di seguito sono significativi ma ben lungi dal rappresentare un quadro esaustivo di tutto quello che si muove sull’isola.

L’Ispettoria Salesiana Sicula interviene a sostegno di almeno 5000 minorenni ogni anno. Non solo nei quartieri più a rischio di Palermo, Siracusa o Catania ma anche in piccoli comuni come Barcellona Pozzo di Gotto, San Cataldo o Pedara.

Recentissimo l’avvio di una partnership avviata insieme a Fondazione con il Sud. Dallo scorso luglio a Catania i Salesiani operano con una combinazione di attività scolastiche ed extra-scolastiche che provano a scongiurare l’abbandono scolastico e a sviluppare competenze sociali, relazionali, sportive, artistico-ricreative, scientifico-tecnologiche.

I destinatari di questo progetto sono un migliaio di ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che provengono da zone situate nel centro storico ma considerate a rischio come Picanello e San Cristoforo. Oltre ai minori il progetto si occupa di 300 famiglie in difficoltà individuate dagli oratori-presidio della congregazione. Del progetto fanno parte corsi specifici dedicati all’uso corretto del denaro: sono finalizzati a contrastare i fenomeni dell’usura, del racket e del gioco d’azzardo.

Perché l’allarme sociale proveniente dai Salesiani è netto: l’abbandono scolastico, la polverizzazione del nucleo famigliare, l’ impossibilità di un inserimento lavorativo regolato: è questo il terreno di cultura perfetto per alimentare il dominio incontrastato della criminalità organizzata nei quartieri a rischio.

Più à-la-carte è il menù di interventi proposti dall’Associazione Cappuccini che prende il nome da una zona centralissima del capoluogo etneo. Alcuni volontari che ne fanno parte provengono dalle file di Comunione e Liberazione, altri sono solo stati spinti ad adoperarsi semplicemente da quello che vedono.

Lo fanno mettendo a disposizione profili professionali disparati: insegnanti o psicologi, avvocati, commercialisti o ortodontisti. Entrare in una casa dove c’è bisogno di tutto, dove i più piccoli non sanno cosa voglia dire pranzare seduti a una tavola, dove spesso non vengono accompagnati a scuola il mattino, dove son evidenti disagi psicologici fortissimi non puoi fermarti al doposcuola.

Con il Banco Alimentare della Sicilia è stato stabilito un rapporto di collaborazione che permette di distribuire tra le famiglie bisognose della zona 120 borse della spesa al mese. Un numero crescente di ragazzini rientra infatti nelle categorie DSA (disturbi specifici di apprendimento) o BES (bisogni educativi speciali) spesso riconducibili a disordini alimentari. Nella scuola pubblica gli insegnanti di sostegno sono ormai un esercito e non bastano mai…

Altrettanto schierate su questo fronte operano associazioni laiche. Save the Children in Sicilia ha 2 Punto Luce a PAlermo e uno a Catania. Sulla costa orientale dell’isola opera anche Mediterraneo Sicilia Europa una Onlus nata nel 2016 da tre soci (chi scrive è tra i suoi fondatori) che hanno reagito mettendo insieme professionalità diverse di fronte a quanto stava accadendo sul Molo di Levante di Catania. Il 2016 è stato l’anno che ha visto il maggior afflusso di uomini donne e bambini sopravvissuti alla terribile traversata che separa le sponde del Nord Africa dalla Sicilia.

Da allora è successo di tutto. Decine di migliaia di arrivi con gli uomini della Guardia costiera impegnati giorno e notte, poi la brusca frenata relativa alle politiche impostate dall’allora ministro degli Interni Minniti, per finire con la indegna sceneggiata svoltasi qualche mese fa intorno alla motonave Diciotti. Anche Mediterraneo Sicilia Europa si occupa di integrazione scolastica dei minori: migranti o siciliani senza distinzione. Per farlo ha collaborato con istituzioni pubbliche o private, confessionali o laiche, a Gela (CL) e a Catania, senza alcun aiuto finanziario pubblico avvalendosi delle sue capacità di fundraising. Ha dato di recente vita a anche a un Centro Studi sulle migrazioniche ha sede a Noto (SR) e ha stabilito un partenariato con la Fondazione Ismu di Milano.

Una convinzione accomuna l’azione di tutti questi soggetti: i bisogni sono tanti l’allarme sociale è crescente, ma prevenire è – sempre e in ogni caso – meglio che reprimere.