Il decreto sicurezza e l‘emergenza minori a Catania

Emma Averna, presidente della onlus Mediterraneo Sicilia Europa, nella giornata mondiale del volontariato, attraverso un rapido viaggio nella realtà catanese, ci racconta la storia molto concreta di Sandij, un giovane fuggito dalla violenza che dopo un difficile percorso di integrazione e speranza rischia con le nuove norme di essere espulso: così, come nulla fosse.

I 40 articoli del cosiddetto “Decreto sicurezza”approvato lo scorso 28 novembre modificano profondamente il sistema di protezione dei minori sul piano del riconoscimento delle domande e su quello dell’accoglienza.

Catania è uno dei principali snodi per gli adolescenti sbarcati nei porti della Sicilia orientale.

Il 14% di quelli arrivati in Italia, pari a 2.246 ragazzi e ragazze, sono arrivati qui.

I principali luoghi di aggregazione sono Piazza Papa Giovanni XXII (Stazione), Piazza della Repubblica, Viale Africa (Ciminiere), Fiera, Villa Bellini, e il quartiere di San Berillo.

Nel 2016 sono stati 240 i minori presi in carico dall’Ufficio Minori Stranieri del Comune di Catania, 230 quelli nel 2017.

E’ certo però che il loro numero sia maggiore, ma risulta difficile stabilirlo con certezza, perché molti, fuoriuscendo dal sistema di protezione diventano invisibili.

Sono proprio questi i più esposti a situazioni di marginalità e devianza. Quelli che tentano di raggiungere Roma, Milano o altri Paesi europei, ad esempio si espongono nuovamente al rischio di abusi e sfruttamento da parte dei trafficanti pronti ad approfittare ancora una volta della loro vulnerabilità.

Ora il Decreto-Legge 113/2018 ora convertito in legge “rischia” un pesante impatto negativo sul percorso  d’integrazione di molti di loro. Utilizzo il vocabolo “rischia” perché al momento la confusione regna sovrana: tanto tra chi dovrebbe applicarne le norme restrittive che tra chi cerca di porre rimedio al problema.

Allo Sportello legale del Centro Astalli  (attivo dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00), che da anni cerca di venire incontro alle difficoltà amministrative che i  migranti si trovano ad affrontare, si naviga a vista.

Il Centro Astalli, gestito dai Gesuiti non usa mezze parole a proposito: “L’abolizione della protezione umanitaria e l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sistema di Accoglienza dei Richiedenti asilo e Rifugiati (SPRAR) sono misure irrazionali e incoerenti rispetto all’esigenza del Governo di aumentare la sicurezza dei cittadini. Ampliando la marginalità e riducendo di molto le possibilità di accompagnamento di tanti migranti forzati, tra cui anche molti portatori di gravi vulnerabilità, si aumentano le fasce di irregolarità, di esclusione sociale e di illegalità”.

A Mineo molto presto la prima destinazione di diverse famiglie con minori al momento ospitate dal Cento di accoglienza potrebbe essere la Strada Statale 417.

Il Decreto non garantisce l’accesso all’accoglienza gestita nemmeno alle famiglie di richiedenti asilo con minori e ai neomaggiorenni con vulnerabilità. Profondi cambiamenti derivano infatti dall’abolizione della protezione umanitaria, precedentemente riconosciuta a minori e neomaggiorenni in considerazione della loro vulnerabilità.

Nel Decreto infatti la protezione umanitaria viene sostituita con “permessi speciali”(?) riguardanti motivi di salute di particolare gravità; calamità nel paese d’origine; atti di valore civile; vittime di tratta; violenza domestica e grave sfruttamento. Non esattamente una norma chiara insomma e soggetta a una gamma amplissima di interpretazioni.

Di fronte alla necessità degli operatori impegnati nel supporto ai minori di informarsi nel modo più completo possibile sulle norme entrate in vigore,  Save the Chidren, ha messo disposizione una Helpline Minori Migranti (800-141016) multilingue in grado di fornire consulenza legale e supporto all’accesso ai servizi del territorio. Questa iniziativa consente di ricevere risposte pertinenti e di usufruire di servizi che vanno dalla mediazione culturale all’assistenza legale, dal supporto psicologico all’attivazione dei canali di assistenza sociale.

Durante il percorso di accoglienza un minore ha esigenze che necessitano di risposte certe: dalla soddisfazione di bisogni primari, come quelli relativi alla propria salute e al proprio sostentamento, alla necessità di capire come integrarsi nel nostro Paese, o proseguire il viaggio per raggiungere eventuali familiari in atri paesi europei. Spesso invece le uniche risposte a disposizione sono quelle dei coetanei, dei membri della propria comunità di origine o, peggio, dei trafficanti.

Ecco ad esempio un caso – uno tra i  molti – che  entra nella carne del problema.  

Con la nostra Onlus Mediterraneo Sicilia Europa, ci occupiamo di supportare i minori residenti e i minori migranti con moduli formativi a sostegno della loro formazione. Questi moduli fanno parte del nostro macro progetto “Dai Bisogni ai Sogni”, e sono creati a misura del minore, delle sue condizioni, delle sue reali necessità.

Da settembre stiamo supportando la formazione superiore di un ragazzo delle Guinea, che attualmente alloggia presso la Locanda del Samaritano, del vincenziano Padre Mario Sirica.

Fuggito dalla sua terra dopo l’omicidio politico del padre a 15 anni, dopo un lungo viaggio e un periodo di permanenza nei lager libici, Sandji ha 17 anni quando raggiunge la Sicilia.

Grazie alle sua capacità Sandji ha superato proprio a Catania in un solo anno lo scoglio rappresentato dall’esame di terza media sostenuto in una lingua che non è la sua e con un metodo di studio prima di allora sconosciuto.

Con a una borsa di studio fornitaci dal Rotary Club e alla meritoria disponibilità del corpo docente lo abbiamo inserito all’ITN Duca degli Abruzzi di Catania.

Ma Sandji, sino ad ora soggetto a protezione umanitaria, compirà nel 2019, vent’anni e sarà di conseguenza sottoposto alle  verifiche previste  per il suo permesso di soggiorno.

E’ molto forte la preoccupazione che con le nuove regole imposte dal Decreto Sicurezza, votato alla Camera con una mozione di fiducia, non sia sufficiente dimostrare l’impegno formativo del ragazzo e la necessità di fargli completare il corso di studi che richiederebbe ancora un anno.

Il rischio molto concreto per Sandji è quello di un’ espulsione immediata che vanificherebbe anni di fatiche, rischi, investimento sulla capitale umano del ragazzo e buona volontà dello stesso: tutto davvero ingiustificabile.

Emma Averna – presidente Mediterraneo Sicilia Europa Onlus


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Co-fondatore Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e Responsabile dei progetti sul territorio. Dopo la laurea entra al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) con un incarico di raccolta fondi e promozione delle proprietà su tutto il territorio italiano. Dopo questa esperienza per 10 anni è Direttore della comunicazione e relazioni esterne Italia di Bulgari SpA. In seguito riveste diversi incarichi nel settore della comunicazione per aziende del lusso e dell’arte contemporanea. Dal 2010 al 2015 per  Fondazione Umberto Veronesi si occupa di Comunicazione e Ufficio stampa oltre che  della creazione di una rete di delegazioni su tutto il territorio italiano. Nell’aprile 2015 si trasferisce a Catania, dove realizza un progetto di un anno per CESVI e Comunità di Sant’Egidio dedicato ai minori residenti in quartieri disagiati.
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