Nord e Sud di fronte al freddo uniti dall’emergenza sociale

Aldo Premoli. A Catania, in un’isola spesso dipinta come la terra promessa per la sua luce, il suo mare e il suo magnifico sole, la Caritas si è di recente mobilitata per rispondere all’emergenza freddo delle scorse settimane.

Sono state distribuite coperte e indumenti ai senzatetto, i volontari dell’Unità di Strada sono partiti dall’Help Center della Stazione centrale del capoluogo etneo per raggiungere tutte le aree dove solitamente stazionano i soggetti più fragili. L’operazione di consegna è stata compiuta parallelamente alla distribuzione dei pasti caldi effettua tutti i giorni della settimana per tutto il periodo dell’anno.

Le coperte distribuite sono state donate da tantissime famiglie della città. I diversi anche i servizi di ospitalità notturna, gestiti in rete. Per i tanti senzatetto della città è attivo, il Centro di accoglienza “Erwin” che prende il nome da un 40enne austriaco morto assiderato proprio qui nel dicembre 2013. Un’altra struttura che opera in rete con la Caritas Diocesana di Catania è la Locanda del Samaritano, gestita dalla Famiglia Vincenziana

Un contatto diretto la Caritas lo ha stabilito anche con la Croce Rossa Italiana che, in seguito a una riunione del coordinamento del “Presidio leggero” promossa dall’Assessore ai Servizi sociali, ha allestito una grande tenda con in Piazza della Repubblica per oltre 50 posti letto in Piazza della repubblica.

Ma Catania non rappresenta la sola emergenza di questo inverno 2019. I senzatetto n Italia sono almeno 60.000; solo a Roma si valuta siano 8.000, ma i posti previsti dal Piano freddo 2018/9 di Roma capitale sono meno di 1/5. Va meglio a Milano dove l’Assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino ha attivato un servizio attivo 24 ore su 24 con un numero unico per le segnalazioni a cui è collegata una unità mobile che accompagna chi viene intercettato dagli operatori e accetta l’ospitalità in un dormitorio notturno.

Per niente rassicuranti appaiono invece i dati riguardanti i minori forniti daSave the Children. Il 14% (1 su 7) dei bambini italiani vive in una condizione di grave disagio abitativo: il 15,2% delle famiglie durante questo inverno non riuscirà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, con un picco del 27,8% tra le famiglie con figli minori in povertà relativa.

Il 15,4% di bambini e adolescenti vive in case con problemi strutturali quali umidità, tracce di muffa alle pareti, soffitti gocciolanti o infissi rotti. Migliaia di bambini in questi anni sono stati costretti a lasciare la propria abitazione a causa della crisi economica: il 90% delle sentenze di sfratto nel 2017 ha avuto come motivazione la “morosità incolpevole” e in 32mila sfratti è intervenuta la forza pubblica. Sono 650mila le famiglie iscritte da anni alle graduatorie per ottenere un alloggio di residenza pubblica.

Ma di questo i demagoghi nazionali non amano parlare: meglio dare rilievo alle nefandezze dei Casamonica, alle loro ville colme di televisori a schermo piatto o soprammobili cafoni. Non ha importanza se una situazione così diffusa tra i minori incide profondamente sul tessuto sociale in cui tutti viviamo: la povertà abitativa dei bambini ha infatti effetti gravissimi tanto sulla loro salute che sul loro rendimento scolastico. Migliaia di bambini tra sfratti e sgomberi, hanno vissuto il trauma dell’allontanamento da casa, alla ricerca di un rifugio separati a volte da uno dei genitori, quasi sempre dagli amici, dalla loro scuola, dai loro giochi.

Una situazione talmente critica da sollecitare l’intervento della Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, che recentemente ha raccomandato che fosse garantito a bambini e ragazzi il diritto all’unità familiare, alla sicurezza (questa non contemplata in nessun recente Decreto) legata alla disponibilità di un’abitazione adeguata, alla tutela della salute e alla continuità scolastica.

Save the Children sottolinea anche, come le politiche abitative in Italia assorbano appena lo 0,1% della spesa sociale (rispetto al 2,1% della Germania e al 2,6% della Francia): un investimento evidentemente inadeguato per modificare questa situazione di profonda sofferenza che, da Nord a Sud, (per una volta disgraziatamente uniti nella sofferenza) compromette le opportunità di crescita dei minori.

Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia Europa di Save the Children si è così espressa:

È necessario attuare misure di sostegno abitativo… come ad esempio rendere disponibili alloggi sfitti o inutilizzati, investire nella manutenzione, nella gestione e assegnazione delle case di edilizia pubblica, riutilizzare a fini abitativi il patrimonio immobiliare demaniale, attivare un fondo sociale per aiutare gli inquilini in affanno per pagare l’affitto. È inoltre indispensabile garantire l’accesso ai servizi sociali, sanitari ed educativi a tutti i bambini comprese la fornitura delle utenze quali acqua ed energia elettrica”.

Desta stupore il cono d’ombra informativo che sta attraversando una situazione tanto drammatica.

 

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