Con le Autonomie differenziate il Sud rischia di diventare una “riserva indiana”

Aldo Premoli. Questo articolo potrebbe non piacere a molti catanesi. Ma non importa: alla Sicilia e alla città che mi ha accolto tengo molto. E quindi parlo (scrivo) per metterli sull’avviso.

Quello che sta per succedere a Roma è una vera schifezza: che metterà in moto una dinamica subdola, velenosa, disordinata…

Il prossimo 15 febbraio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà i Presidenti della Regione Veneto (Luca Zaia, Lega), Lombardia (Attilio Fontana, Lega) ed Emilia Romagna (Stefano Bonaccini, Pd) per valutare una bozza d’intesa sulla cosiddetta Autonomia differenziata. Ne ha dato notizia lo stesso Conte in una conferenza stampa il 21 dicembre scorso affiancato dalla Ministra degli Affari regionali Erika Stefani (Lega) e dal vice-Premier Matteo Salvini https://www.youtube.com/watch?v=Kpq8hIF91-g&feature=youtu.be

Qui da noi la notizia non ha avuto l’eco che meriterebbe. La Sicilia conosce e già pratica (tra le poche regioni italiane) un’ampia autonomia fiscale: ma le autonomie sono certamente un valore qualora i risultati siano sussidiari all’armonizzazione tra aree geografiche con situazioni socio-economiche diseguali. E difatti sono previste dall’articolo 116 della Costituzione: mentre gli art. 117 e 120 specificano però che le stesse debbano avvenire nel rispetto del principio di solidarietà.

Esattamente l’opposto di quel che sta succedendo. I Governatori di Veneto (dopo un referendum tra i suoi abitanti), Lombardia (con un referendum che non ha raggiunto il quorum minimo per essere valido) ed Emilia-Romagna (senza referendum) chiederanno la gestione diretta del cosiddetto “residuo fiscale” la differenza cioè fra le entrate riscosse dallo Stato in una regione e le spese che lo Stato destina a quella stessa regione. La grandezza del “residuo fiscale” è positiva nelle regioni in cui il reddito medio dei cittadini è più elevato (in Lombardia vale circa 40 miliardi di €) ma è negativa nelle regioni più povere. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna valgono da sole il 40,5% del Pil e rappresentano il 54,5% dell’export nazionale ma il Pil della Sicilia da sempre lontano da performance del genere nel 2016 ha registrato un ulteriore – 0,8%

“Da Presidente del Consiglio sono garante della coesione nazionale, non sarà un percorso che arricchirà alcune Regioni e ne impoverirà altre” ha di recente assicurato Giuseppe Conte.

Come non è dato sapere.

A ben guardare i Governatori Zaia e Fontana, il Ministro Stefani e il vice-premier Salvini portano avanti in coerenza a loro stessi le istanze fondative della Lega (un tempo “Padana”). Istanze basate sull’assurda illusione di cavarsela con soluzioni “separate”: ognuno per se’ (in realtà “tutti contro tutti”) in una temperie politica divenuta assai prospera per performance del genere.

Ora il Premier Conte stritolato dagli innumerevoli compromessi nati intorno alla realizzazione del “contratto di Governo “rassicura…

 

Eppure i numeri sono evidenti. Quasi 800mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno negli ultimi 15 anni: è come se fossero spariti tutti insieme gli abitanti di Catania e tre quarti di quelli di Palermo. Più del 70% di chi se ne è andato è giovane. Sopra ogni altra regione italiana la Sicilia vanta un disarmante abbandono scolastico e basso tasso di passaggio nelle università. Mentre il tasso di occupazione in Lombardia e Veneto è del 67%, in Emilia Romagna del 70,50, la Sicilia si ferma al 45%.

Fa dispiacere rammentarlo? Purtroppo c’è di peggio: che dire della viabilità o dei i servizi sanitari gravemente deficitari? Le carovane di malati che vanno a farsi curare a Bologna, Milano, Verona o Padova per essere rispediti alla meta dopo 29 giorni – guariti o meno – sono la triste realtà che ben conosce chi ha bisogno di cure specialistiche di alto livello.

Il Premier Conte rassicura…. Ma è invece evidente a tutti che la gestone diretta del residuo fiscale da parte delle regioni significherà per quelle più povere ancora meno servizi: meno ospedali, meno asili, meno mense scolastiche, meno sicurezza, meno ricoveri decenti per gli li anziani….

La combattiva Ministra Barbara Bezzi (M5S) però non ha dubbi “Non si accampino sterili giustificazioni. Abbiamo un contratto da rispettare in cui ci siamo impegnati a colmare il divario, in ogni settore, tra Nord e Sud”. Beata Lei…

Poco importano le parole della pentastalalta ai molti seguaci della Lega al Nord; tra loro il sentimento diffuso è quello di aver finalmente iniziato la fuga dal resto del Paese, di riuscire finalmente a realizzare quel federalismo differenziato che consentirebbe di tenere un piede in Europa ma finalmente separare i “virtuosi” (le amministrazioni del Nord) dai “non virtuosi” (quelle del Sud) in Italia.

Sull’asse Torino-Milano-Brescia-Venezia sono in molti ad illudersi che sia possibile creare una “Svizzera” interna al auspicare servizi d’eccellenza (scuola, salute, fiscalità, strade e binari…) da affiancare a un’economia forte e ben integrata con quelle più avanzate del Centro Europa. Non importa se il leader leghista in campagna elettorale aveva promesso di uscire dalla Ue il prima possibile… lo sanno tutti tra Bergamo e Verona che l’economia della pianura Padana è fortemente integrata (diciamo pure dipendente) da quella tedesca…

A Lombardia e Veneto si sono agganciate prima l’ Emilia Romagna (Pd) e a seguire Piemonte (Chiamparino, Pd), Liguria (Bonaccini, F.I.) Toscana (Rossi, Pd) Umbria (Ceriscioli, Pd) e Marche ((Marin, Pd)). Queste ultime in pressing per far parte. magari da gregari, ma pur sempre del gruppo dei fuggitivi.

In questo quadro per il Sud calza a pennello la definizione di “riserva indiana”: il luogo dove contenere mano d’opera a bassa specializzazione buona per l’agricoltura e la manovalanza dei servizi turistici stagionali – non importa se costituita da nativi o migranti.

Una dinamica egoista, pericolosa ma comprensibile? Per niente. In realtà si tratta di una follia sfascista degna del primo Bossi e delle sue zotiche mitologie sull’ampolla padana; perché nel frattempo l’intero Paese entrato in recessione e il tasso di sviluppo previsto per il 2019 oscilla dallo scarsissimo 1% previsto dal Governo allo 0,4 % accreditandoci dalle agenzie internazionali. Gli ordinativi stanno frenando in maniera preoccupante al Nord (-5,5% a dicembre).Imprenditori cinesi, indiani, coreani o provenienti dall’Europa dell’est (recentissimo il fenomeno di quelli sloveni) si stanno insinuando proprio tra i capannoni allineati sulla linea costituita dall’autostrada A4, la “mitologica” Torino-Venezia.

La Germania di Angela Merkel costruisce accordi poitico-commerciali sempre più solidi con la Francia (Aquisgrana 212 gennaio) e – Udite! Udite! – pure con i Paesi dell’est europeo (Bratislava 8 febbraio). Proprio Polonia Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca: proprio il gruppo di Visegrad che il nostro Ministro degli Esteri aveva millantato come suoi più fidati alleati nella volontà di sfasciare accordi europei già ampiamente traballanti.

L’ennesima triste, imbelle sbruffoneria: altro che PRIMA GLI ITALIANI ! altro che DIFESA DEI CONFINI ! Sono questi slogan utili per la vasta “operazione di distrazione di massa” che sposta l’attenzione sulle bagnarole delle Ong, dai veri problemi di un paese che a Palazzo Chigi nessuno sa come affrontare.

Il Sud e l’intero Pese con lui rischia di rimanere isolato da un contesto continentale rispetto al quale la sua posizione geografica anziché rappresentare una fragilità (come qualcuno vorrebbe farci credere) potrebbe risultare un punto di forza: per intercettare le nuove ricchissime rotte commerciali apertesi con raddoppio del Canale di Suez e governare i problematici ma ineluttabili spostamenti di individui connessi ai fenomeni migratori in atto

Perché non saranno le sole rimesse del turismo a poter operare il miracolo. Non voltiamoci dall’altra parte

 

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