A Catania tra tribunale e mare, meno di due km di distanza

Aldo Premoli. D’inverno quando il cielo è limpido, lo sanno tutti, il mare forse è più bello ancora di quello estivo. Se poi dal bagnasciuga gli volgi le spalle e ti trovi davanti l’Etna innevato ma ribollente con la sua recente fumata color cenere…

Così una passeggiata domenicale sul molo di levante, quello che chiude il porto di Catania verso nord è davvero una magnifica opportunità.

Si può camminare per quasi 1 km nella sua parte sopraelevata tenendo il mare a sinistra, raggiungerne l’apice e poi scendere senza ostacoli sulla banchina dove placidi pescatori dotati di canna e seggiolini si dedicano a questa attività esattamente come in mille altri porti e porticcioli sparsi lungo le coste italiane. Proprio qui però stanno ormeggiati due navigli non proprio comuni.

L’immacolato pattugliatore polivalente d’altura Ubaldo Diciotti e il minuscolo (sì è proprio minuscolo, poco più grande di un peschereccio di media stazza) Search & Rescue Vassel Sea Watch 3 la “terribile” nave delle ONG che ha creato tanto scompiglio qualche settimana fa.

Volendo dalla banchina li puoi proprio toccare con la mano: i due incubi del nostro ministro dell’Interno stanno lì a poche decine di metri l’uno dall’altro. Proprio la Diciotti che tra il 2016 e il 2018 ha sbarcato su questa banchina valorosamente migliaia di migranti ma è poi rimasta incagliata in una vicenda surreale: una nave della Marina Militare italiana rea di aver salvato dalla morte per annegamento 137 tra donne bambini e uomini eritrei di religione cristiana a cui è stato vietato prima di entrare in porto e poi di far scendere a terra il suo carico di disperati.

E la Sea Watch 3, la bagnarola rea – buon’ultima – di aver salvato da morte per annegamento 49 migranti; tutti maschi questi, tutti di carnagione scura come gli eritrei di quell’altro naviglio, ma questa volta di nazionalità mista.

Intorno a loro, che gli italiani hanno visto solo in televisione o attraverso la rete, sui social, si è scatenata una vasta operazione di “distrazione di massa” dai reali problemi che attanagliano il nostro Paese.

Denunce per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dibattiti parlamentari, fibrillazioni all’interno della maggioranza governativa, consultazione su una piattaforma che porta – non si sa per quale ragione – il nome di un illuminato filosofo (ma francese, scherzi della vita!) e ancora recentissime controdenunce da parte dei sequestrati verso il ministro che ha condotto la danza di questa brutta vicenda.

E ancora l’intervento sovrapposto della magistratura: dal Palazzo del Tribunale che sta a 1,8 km dal molo di levante) la Procura che avanza ipotesi di reato di vario genere e tipo verso qualsiasi Ong, entri in porto: tutte cadute nel nulla.

La stessa Procura che chiede l’archiviazione per il reato di sequestro aggravato contestato al ministro degli Interni dai Procuratori di Palermo, Agrigento e Genova. Così come accaduto qualche giorno fa per l’autodenuncia del premier Conte del vice-premier di Maio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

Nel frattempo la Diciotti se ne sta da giorni placida e immobile sulla banchina. Poco lontano sul molo prospiciente la nave gemella Luigi Dattilo fa altrettanto. Più vicino a terra la Sea Watch 3dopo essere stata descritta come popolata da un equipaggio di bucanieri possibilmente connivente con scafisti, trafficanti di droga, armi e prosseneti ha ricevuto sì il via libera per andarsene dal ministro degli Interni.

Ma è stata poi bloccata dagli accertamenti voluti dal ministro Toninelli che a sorpresa questa volta fa il volto ancora più duro. Via uno, dentro l’altro. Il suo equipaggio la domenica saluta dalla tolda i passanti e mostra di non capire assolutamente cosa gli stia succedendo.

Catania è una città che dopo aver accumulato un debito di 1,6 miliardi di euro si è vista costretta a dichiarare il default (fallimento), adottato dal Consiglio comunale il 12 dicembre e divenuto esecutivo il 24 dello stesso mese.

Il commercialista Antonio Pogliese padre e sponsor dell’attuale sindaco ( Forza Italia) lo scorso 15 febbraio è stato posto insieme ad altre 8 persone agli arresti domiciliari con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, reati tributari realizzati anche in forma associata nonché dei delitti di favoreggiamento personale e reale.

Quanto agli 1,6 miliardi di debito dal governo centrale sono arrivate molte rassicurazioni ma nessun aiuto. Catania è la seconda città di un’isola che la giunta capeggiata dal Presidente Nello Musumeci (Ftaelli d’Italia) a Palazzo dei Normanni sede del parlamento regionale non riesce da mesi a ricevere risposte dal Governo centrale circa accantonamenti, prestiti e spalmabilità di un debito che ha raggiunto 700 milioni.

A Catania i dipendenti di asili nido, mense scolastiche, trasporto pubblico e un’infinità di altre attività che fanno riferimento a Palazzo degli elefanti sede del Comune ricevono stipendi a singhiozzo, vanno in piazza, allora assicurano sevizi a singhiozzo o proprio non li erogano più. I bisogni a Catania e sull’intera isola sono esplosi: al problema della sistemazione dei migranti si sono aggiunti quelli di fasce sempre più vaste della popolazione, di ogni età.

Per la salute mentale di noi tutti cittadini italiani è davvero opportuna una passeggiata sul molo di levante. Aiuta a riflettere: perché si può discutere di tutto, ma occorre discernere tra la realtà delle cose e il suo utilizzo elettorale.

Di migranti in arrivo non se ne vedono più né a Catania, né a Pozzallo e neppure a Messina. Della Sea Watch 3 tenuta in ostaggio (?) sulla banchina la Politica, la Procura e i mezzi di comunicazione sembrano essersi dimenticati. Salvini ha ottenuto la sua immunità e la Diciotti ha perso di interesse.

Ma le elezioni regionali in Sardegna sono vicinissime e allora è sulla vicenda del latte di pecora di quell’altra isola che si è dato fiato alle trombe.

https://www.huffingtonpost.it/aldo-premoli/a-catania-tra-tribunale-e-mare-meno-di-due-km-di-distanza_a_23675593/