Povertà a Catania: meglio sapere come stanno le cose

A. Premoli, Al Museo Diocesano questo sabato mattina è prevista la presentazione del 1° Rapporto dei servizi dalla Caritas diocesana di Catania. Sotto il titolo di “Osservatorio delle povertà e delle risorse” viene presentato un rapporto che definire preoccupante è solo un inutile eufemismo. DEVASTANTE appare il quadro riferito a situazioni di povertà, disagio e vulnerabilità sociale nella nostra città. Un fenomeno crescente che interroga l’intera comunità, le Istituzioni e le forze sociali circa il sistema di risposte necessario per contrastarle.

Dal Terzo Settore, dal mondo delle Associazioni – religiose e laiche – dai tanti volontari che silenziosamente si impegnano ogni giorno arrivano segni di speranza.

Dalle forze politiche “nuove” o tradizionali? No comment.

La Caritas con i suoi 647 volontari catanesi da anni presta un aiuto che ha saputo adeguare nel tempo all’intensificarsi dei fenomeni e alla loro crescente complessità.

Proviamo ad elencarle qui di seguito.

Con l’ Unità di Strada interviene ogni notte con pasti, coperte e biancheria intima presso i senza tetto.

L’Help Center, situato in Piazza Giovanni XXIII di fianco della stazione centrale, è aperto 365 giorni l’anno offre vari servizi per lo più agli stranieri ma è rivolto a tutti residenti per quel che riguarda mensa, vestiario e la sua Rete Sanitaria. Quest’ultima costituita da 5 medici volontari (2 cardiologi, 1 urologo, 1chirugo e 1 generico) che visitano, somministrano farmaci e prenotano visite specialistiche presso 4 ambulatori che accolgono per interventi gratuiti (odontoiatria, dermatologia, ginecologia e oculistica).

Leggere come capita troppo spesso anche in SudPress di malasanità e rendersi invece conto che esistono anche professionisti che nell’anonimato operano per pura buona volontà solleva il morale, non c’è dubbio.

Meno allegro è sapere che l’Help Center ha dsovurto organizzarsi per fornire anche consulenza legale per le problematiche legate all’incresciosa situazione dei permessi di soggiorno di cui sono vittime innanzitutto i migranti. Per quel che riguarda i bisogni legali delle famiglie residenti alla Caritas c’è il Centro di ascolto che ha sede in via Acquicella 104. Il Centro interviene anche sui bisogni segnalati da nuclei familiari: bollette, affitti e anche qui problemi sanitari

La Caritas collabora inoltre con i Dormitori gestiti dai Vincenziani sovvenzionando l’attività di questi ultimi che, come nel caso di padre Mario Sirica gestisce: 1. dormitorio maschile notturno 2. dormitorio femminile solo notturno 3. Locanda del Samaritano che dà ospitalità diurna e notturna 4. Gruppo appartamento autogestito da chi – ormai reputato autonomo – ha un piccolo lavoro. Altri gruppi appartamento sono gestiti direttamente dalla Caritas. Significativa – per quanto dolorosa- la loro suddivisione: donne vittime di violenza e uomini separati non più in grado di sostenere i costi di un qualsiasi ricovero…

Collegato e sovvenzionato dalla Caritas diocesana c’è poi il Talità Kum Onlus dove operano laici che nel 2018 hanno svolto attività di sostegno e formazione a favore 1.800 minori delle periferie, in particolare a Librino.

Questa la rete articolata di cui ha saputo dotarsi la Caritas.

Nel documento allegato sono riportati i numeri degli interventi forniti durante il 2018 nelle singole aree: 225.351 in totale.

Ma leggere i numeri assoluti non è sufficiente per rendersi conto di quel che sta davvero accadendo.

Perché se i dormitori maschili nel 2017 davano ospitalità a 720 persone, nel 2018 lo hanno fatto per 1.200.

Perché i pasti caldi preparati all’Help Center e al neonato Beato Dusmet sono stati 575 al giorno in un anno.

“Nel 2006 all’Help Center preparavamo 50 pasti oltre a 25 destinati all’Unità di Strada” spiega Salvatore Pappalardo che della Caritas è il responsabile delle mense e dei gruppi appartamento “L’esplosione della povertà è inquietante: raddoppiata in dieci anni, triplicata negli ultimi quattro”.

Non si tratta di una contingenza legata esclusivamente al fenomeno migratorio.

Il 50 % delle persone di cui Caritas si è persa cura in un modo o nell’altro nel 2018 erano italiani: per il 70% uomini.

“Moltissime sono le famiglie italiane dove padre e madre hanno perso il lavoro e non lo hanno più trovato. Vengono in Caritas anche persone che continuano a lavorare – come accaduto per impiegati comunali, per quelli delle coperative o delle partecipate che non hanno percepito lo stipendio per mesi consecutivi causa dissesto”.

Per gli stranieri con passaporto europeo il problema esattamente come per i siciliani è quello del lavoro che non c’è: “E se c’è è precario, sottopagato, non riconosciuto”.

Diverso e ancora drammatico il caso dei migranti provenienti da paesi extra UE.

Più che certe saranno le ricadute del “Decreto Sicurezza”: una insensata iattura che preclude ai migranti con documenti non in ordine qualsiasi possibilità di regolarizzarsi, destinandoli a una clandestinità che li spinge – come è facile prevedere – tra le braccia della criminalità organizzata.

Un destino che ha forte probabilità di trasformarsi in micro delinquenza per i maschi e prostituzione per le donne.

Fare finta di nulla non ha senso: meglio dire le cose come stanno: esattamente come faranno i relatori negli interventi previsti questa mattina al Museo Diocesano.

Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse. 1° Report dei servizi Caritas 2019. Museo Diocesano di Catania, Via Etnea 8. Dalle 9.00 alle 13.30.

1° Rapporto Caritas Diocesana

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