Catania danza sui confini del Mediterraneo

Aldo Premoli. Il Mediterraneo è oggi tra le frontiere più pericolose al mondo. Migliaia di uomini donne e bambini sono stati inghiottiti dalle sue acque negli ultimi i 10 anni. E ancora non è finita: perché gli sbarchi e le morti in mare continuano anche in questo 2019 presentato dalla politica come quello della loro definitiva scomparsa.

Lo scorso 2 aprile è stata la volta di 50 tra uomini, donne e bambini inghiottiti senza lasciare traccia nell’assoluta indifferenza della Guardia costiera libica. Il giorno seguente mentre in Libia sono ripresi i combattimenti tra fazioni avversarie la tedesca Alan Kurdi ha soccorso 64 persone ma le è stato negato l’accesso ai porti italiani.

Il 3 maggio scorso davanti alla Turchia 9 affogati di cui 5 bambini. Esattamente mentre l’Ungheria di Victor Orban – sodale del nostro ministro degli Interni – veniva denunciata dall’Onu perché nega il cibo ai richiedenti asilo rinchiusi nei campi di prigionia. Le motovedette regalate dal nostro governo ai libici per operazioni di soccorso nel frattempo sono state trasformate in imbarcazioni da combattimento.

Catania negli scorsi 5 anni è stato uno dei porti più coinvolti in questa vicenda. Sullo stesso Molo di Levante dove si è svolta la sceneggiata della Umberto Diciotti, sono state tenute sotto sequestro prima la Aquarius e la Sea Watch e negli ultimi cinque anni sono arrivati decine di migliaia di richiedenti asilo di ogni nazionalità.

A Catania ora “Scenario Pubblico” ha programmato dal 18 e il 25 maggio una intensa settimana di arti performative. “Scenario Pubblico” è una delle rare eccellenze presenti nel capoluogo etneo a essere riconosciute a livello internazionale.

Nel suo “Fic FestivaL” sette coreografi si incontreranno confrontando poetiche maturate in paesi diversi, tra Mediterraneo ed Europa. Al centro la metafora dell’accoglienza incentrata sullo scambio di idee, persone e linguaggi coreografici.

“Scenario Pubblico” è una struttura che ha nella Compagnia di danza del coreografo Roberto Zappalà il suo motore. Avviato nel 2002 grazie all’intervento di privati, ristrutturato con fondi europei, è un raro esempio di centro coreografico italiano di livello europeo. Nel 2015 il MIBAC lo ha riconosciuto come uno dei quattro Centri Nazionali di Produzione della Danza.

In una città disastrata dal dissesto finanziario che ha raggiunto la incredibile cifra di 1,6 miliardi di euro, in una regione dotata di un patrimonio ricco di ogni magnificenza naturale e storica, ma amministrata da una classe politica che non smette di dare prova di non essere all’altezza del compito che dovrebbe svolgere, quel che accade a “Scenario Pubblico” appare ogni volta un miracolo e rende onore al genio dell’isola che pure esiste.

Le performance previste nella sede di Catania si affiancheranno a quelle di Viagrande paesino di poco più di 8mila abitanti sulle pendici dell’Etna ma dotato un Centro di formazione e produzione per le arti performative ancora una volta nato da iniziativa privata.

Oltre alla coreutica il Fic Festival prevede “Indigenation” un’installazione di Federico Baronello che interroga il paesaggio della Sicilia come snodo per il traffico di materie prime e di esseri umani e per il controllo tecnologico e strategico della macro-regione mediterranea.

E “Liquid Traces” una video animazione di Charles Heller e Roberto Pezzani iniziativa questa ultima dalla Onlus Mediterraneo Sicilia Europa che a Catania si occupa di progettazione sociale.

“Liquid Traces” ricostruisce quanto accaduto a un gommone abbandonato alla deriva e poi naufragato provocando 63 vittime, punta il dito sulle confuse politiche di presidio messe in atto dai governi italiani e dalla UE nei confronti del fenomeno migratorio.

Ma il cuore della manifestazione restano due laboratori aperti e le cinque performance di danza. Il primo è un laboratorio di danza urbana tenuto dal coreografo Seifeddine Manai di origine tunisina ma residente in Francia. A partire dal quartiere di San Berillo il laboratorio di Manai tracimerà all’interno della fermata Giovanni XXIII della metropolitana di Catania, nel parco della centralissima Villa Bellini e nel cortile del Monastero dei Benedetti attualmente divenuto sede universitaria.

A partire dall’accademia di danza classica Vincenzo Bellini la milanese Fattoria Vittadini sviluppa invece “Yes, I am a Witch” laboratorio rivolto esclusivamente a giovani donne, siciliane, nord-europee (una comunità presente anche qui) o migranti. Lo scopo è quello di stimolarle a dialogare con la propria femminilità. Il che soprattutto nel caso delle donne migranti spesso di religione mussulmana costituisce una vera e propria sfida.

Si tratta in un caso e nell’altro di attività gratuite che puntano a dare un contributo all’integrazione e all’inclusione sociale necessarie sull’isola ma altrettanto urgenti in Europa e nel mondo intero.

Il momento più intenso dell’intero programma è naturalmente costituito dalle performance ufficiali in calendario. Si parte da sabato 18 con “Naufragio con spettatore”, cinquantadue minuti di danza notturna che a partire dall’idea del naufragio approda a concetti quali viaggio, fame/sete, morte/salvezza, assenza di spazio.

I riferimenti a Ulisse in quanto naufrago si affiancano alla cronaca dei continui attraversamenti dei migranti. Arriva il giorno seguente “Flexing heart” della Compagnia palermitana Giovanna Velardi. In scena un musicista e cinque danzatrici: “Flexing Heart” affronta la polarità tra omologazione e diversità. Quest’ultima qui si incarna nella vitalità di un bambino. In scena nasi smisurati che caratterizzano le intenzioni spesso menzognere del personaggio, ma soprattutto mettono in luce quanto sia comune dare del folle, dell’alieno, dello straniero a qualcuno che è fuori dagli schemi solo per sentirci accettati dall’ambito sociale in cui siamo inseriti.

L’attenzione particolare che il programma del “Fic Festival” dedica alla produzione “siciliana” viene confermata dal debutto martedì 21 di “Gold”di Giovanni Scarcella ,coreografo di origini siciliane in residenza presso il Centro Culturale Garcia Lorca di Bruxelles.

Quanto l’espressione corporea riesca a parlare del contemporaneo, sfiorando di continuo persino i temi della cronaca quotidiana appare evidente in questa sequenza danzata basata sulle suggestioni legate all’elemento oro. A ispirarla i suoi complessi passaggi tra vitalità e potere, gravità ed antigravità, evoluzione e miseria: come indica l’uso del tessuto di polietilene – dorato da un lato, argentato dall’altro – utilizzato nel soccorso dei profughi e contemporaneamente nelle esplorazioni spaziali.

“Gold” richiama un sentimento diffusissimo nell’Europa dei nostri giorni, alle prese come siamo tra due forze contrastanti: quella della caduta e quella di una spinta al superamento
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