Le carambole della destra siciliana in vista delle Europee

Aldo Premoli. La politica siciliana è uguale solo a se stessa. Il suo laboratorio è difficilmente collocabile all’interno di una qualsiasi linea retta: verticale, orizzontale o trasversale che sia. L’isola può apparire un mondo alla rovescia. La Sicilia a poco a che fare con il resto della Penisola, poco a che fare anche con il resto del “Mezzogiorno”, vocabolo un po’ inutile con cui si continuano a identificare terre molto diverse tra loro.

Gli smottamenti, le carambole i contorcimenti in atto all’interno della destra siciliana offrono uno spettacolo esemplare di questa diversità.

Gianfranco Miccichè (65 anni), leader di Forza Italia in Sicilia è un politico uguale a nessun altro. Ha alle spalle una carriera movimentatissima e ha iniziato per primo a dare segni evidenti di scarto rispetto alla Lega, formazione politica un tempo alleata e domata dal suo mentore Silvio Berlusconi.

Un tempo appunto. Di Miccichè restano impagabili le esternazioni nei confronti della condotta di Matteo Salvini nel caso Diciotti. Miccichè non è celebre per la sua moderazione verbale: e non ha risparmiato invettive verso l’altro vice-premier che ha accomunato a Salvini in un’immagine coniata senza sfumature.

Ma Miccichè è palermitano, dunque della sponda occidentale dell’isola e di recente è stato preso più o meno apertamente di mira da colleghi della destra, ma della sponda orientale: è reo di non aver favorito candidature alle Europee provenienti da Catania e la situazione nella confusa galassia a cui appartiene si è fatta gassosa.

Perché catanese è invece Nello Musumeci (64 anni), dal 2017 a Palermo in quanto Governatore dell’isola. Aplomb almirantiano (Musumeci proviene dalle file del MSI) di Almirante non ha mai condiviso però l’oltranzismo violento: si è presentato alle regionali due anni fa con un movimento nuovo di zecca battezzato “Diventerà bellissima” che ha avuto il placet – non è chiaro se subito o richiesto – anche di Salvini.

Una maggioranza vera e fedele nel Parlamento siciliano Musumeci non ce l’ha e gli anni di governatorato non sono stati dunque facili. Per quasi un elettorale siciliano su due Musumeci continua a incarnare un ideale di correttezza niente affatto scontato. Tuttavia da essere stato il presidente di Provincia più amato d’Italia (1994-2003) la sua attività alla Regione lo colloca ora all’ultimo posto nella classifica dei Governatori. Per le Europee “Diventerà bellissima” non ha espresso opzioni, Musumeci pare essersi messo al balcone in attesa di capire cosa succederà e dall’“alleato” Miccichè si tiene a distanza.

Polemizza apertamente invece un altro più giovane catanese, sino a pochi giorni fa tenutosi sempre sotto traccia. Si tratta del neo-sindaco di Catania Salvo Pogliese (47 anni): quando l’MSI diventa AN lui già c’è, così come quando AN confluisce nel PdL: quando il Pdl torna a essere Forza Italia è sempre lì. Già europarlamentare si è appena insediato nel Palazzo degli Elefanti quando a 900 metri dalla nuova residenza nel porto di Catania attracca la Diciotti.

Il ministro degli Interni scatena il “sequestro” (di una nave della Guardia Costiera italiana!), Miccichè si precipita da Palermo per portare solidarietà a chi non può scendere a terra, ma il sindaco di Catania e la sua giunta beccheggiano: si fanno schermo con citazioni in burocratese che fanno riferimento alle posizioni per niente sovrapponibili di Tajani e Salvini. Sullo stesso molo dove era ancorata la Diciotti verranno in seguito sequestrate l’olandese Sea Watch e l’italiana Mediterranea (tutte poi rilasciate): il sindaco di Catania? Non pervenuto.

Certo Pogliese un gran da fare in questi mesi lo ha avuto: la Corte dei Conti il 4 luglio 2017 ha deliberato il dissesto finanziario della città per la cifra di 1,6 miliardi. Del terribile dissesto catanese Pogliese non è certo responsabile: prima di lui due amministrazioni Bianco (prima Ulivo poi Pd), una Stancanelli (PdL) e Scapagnini (FI) lo hanno accumulato in progressione. Giocoforza Pogliese comincia a viaggiare.

Un grande avanti e indietro tra Catania, Roma e Palermo per cercare una soluzione. Incontra a più riprese Musumeci, ma soprattutto Salvini e il suo sottosegretario, nonché commissario regionale per la Sicilia, Stefano Candiani. Ne sortiscono comunicati rassicuranti e impegni e prendere seriamente in considerazione la situazione, anche se nei fatti non succede niente di niente.

Il comune di Catania (312.000 abitanti, decima città italiana) è costretto a chiudere le mense scolastiche, i dipendenti degli asili comunali non ricevono stipendio da 10 mesi e mercoledì 8 maggio vengono sospesi i servizi destinati ad anziani e disabili poi, ma solo parzialmente, ripresi lunedì 13. Una catastrofe per centinaia di famiglie e migliaia di operatori.

Come lo stesso Pogliese dichiara:

“Dal 23 luglio Catania non potrà più pagare gli stipendi per dipendenti diretti e indiretti. Stiamo parlando di 5 o 6mila persone. Qui succede la rivoluzione se non si trova una soluzione. Catania ha bisogno di aiuto”.

Pogliese però non se la prende con Salvini o Candiani, ma con Miccichè colpevole: 1. di non aver candidato almeno un catanese; 2. non averlo aiutato ad affrontare il dissesto; 3. aver assunto posizioni dichiaratamente anti Lega nelle vicende legate agli sbarchi.

Il suo abbandono di Forza Italia a questo punto diviene conclamato. Del resto seppure a Catania Lega abbia raggranellato un misero 1,7% un assessore leghista Pogliese se lo è messo subito a fianco e non nasconde che prima o poi (meglio poi a risultati elettorali accertati?) una scelta dovrà farla: Lega è una delle opzioni, l’altra Fratelli d’Italia.

Scelta già fatta apertamente da un altro cavallo di razza della politica catanese: Raffaele Stancanelli attualmente Senatore, già ex-sindaco della città (2008-2012) e sodale a Nello Musumeci nella costruzione di “Diventerà bellissima”.

Stancanelli (69 anni) ha deciso di correre alle Europee con Fratelli d’Italia; provenienza missina pure lui, uomo capace di vellutata moderazione, si propone ora come elemento aggregante del centrodestra della Sicilia orientale. Un nuovo (?) laboratorio politico siciliano che ha al suo interno il laboratorio politico di Catania. Dal palco del teatro catanese dove lo scorso sabato 11 maggio, durante il comizio di apertura della campagna elettorale ha riassunto così il suo pensiero:

“A Strasburgo vogliamo andare non per rappresentare l’Europa dei tecnocrati e dei burocrati ma per affermare il principio dell’Europa delle Nazioni. Chi viene dalla destra non può che essere europeista, ma con un programma concreto che non è quello delle regole che vorrebbero imporci la Germania o la Francia, ma che sia a salvaguardia delle tradizioni di ciascun paese. Un progetto, in particolare, che tuteli gli interessi italiani e nello specifico quelli siciliani, per esempio garantendo i nostri prodotti, senza fare accordi che consentono poi, ai beni stranieri, di invadere l’Italia, come ad esempio il grano canadese che è quanto di più nocivo dal punto di vista della commestibilità”

Nelle dichiarazioni dei tre esponenti della destra catanese c’è un identico rumore di fondo: lo stesso mai sopito brivido “indipendentista” che ha caratterizzato la sensibilità di parte della vecchia classe politica siciliana dal 1945 a oggi.

Una contraddizione che appare tanto più monstre per uomini accomunati dalla provenienza missina se non fosse che politica siciliana è sostanziata appunto da sentimenti uguali a niente d’altro.

Sentimenti che appaiono tanto più pericolosi oggi quando il partito del Nord, mai dimentico del suo fondatore Umberto Bossi pone tra le cose da realizzare immediatamente le Autonomie regionali. Un provvedimento questo in grado di assestare il colpo di grazia definitivo a regioni – la Sicilia in testa – che avrebbero un disperato bisogno di forti e ordinati investimenti infrastrutturali (Sanità, Scuola, Porti, Strade e Ferrovie): condizione assoluta per la ripresa di un’economia boccheggiante.

Ma niente da fare: molto confusa e ancora nostalgica la destra siciliana al brivido autonomista non sa rinunciare. Mercoledì 15 maggio il palcoscenico del teatro Politeama di Palermo ha ospitato una manifestazione, dal titolo “Scuola e cultura regionale in Sicilia” in occasione de 73esimo anniversario dell’ Autonomia siciliana.

Gli studenti di diversi licei cittadini e non, si esibiscono sul tema dell’identità siciliana attraverso l’esperienza statutaria regionale, iniziativa realizzata per volontà del governatore Nello Musumeci che non dimentica di tenere accese le braci di questo sentimento.

Autonomia per andare dove e fare cosa, la destra siciliana forse non lo sa. Di certo non lo dice.
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