Il Rapporto Immigrazione, lo ius culturae e il barometro dell’odio

Aldo Premoli. Sono esattamente 5.255.503 stranieri residenti nel nostro Paese (8,7% della popolazione totale). Sono 65.444 I bambini nati in Italia da genitori stranieri nel 2018: il 3,7% in meno rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto Immigrazione presentato da Caritas e Migrantes.

Il calo demografico nel nostro Paese non riesce dunque a essere compensato nemmeno dalle nascite di bambini “stranieri”. Siamo al minimo storico dall’Unità d’Italia: -4 per cento. Nel solo 2018 in 157mila hanno lasciato il Paese.

Per quanto riguarda la scuola gli alunni stranieri 841.719 negli Istituti scolatici italiani (il 63,8 % nati in Italia) rappresentano il 9,7% degli alunni: un dato è bloccato da circa un decennio. In alcune regioni del Sud gli iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado sono in calo; in Sicilia per la sua posizione geografica terra privilegiata per gli arrivi – ne 2018 rispetto all’anno precedente si registrano 5.478 iscrizioni in meno alla scuola primaria.

Altro che invasione…

Giovedì 4 ottobre riprende in Parlamento la discussione sullo ius culturae, la proposta di legge che prevede come un minore straniero possa ottenere la cittadinanza se: a) nasce o arriva entro i 12 anni in Italia b) abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale c) abbia almeno uno dei genitori regolarmente residente in Italia.

Lo ius soli (che permette di acquisire la cittadinanza di un Paese automaticamente in quanto nato sul suo suolo) viene applicato negli Stati Uniti, in Canada e i gran parte dell’America latina. Altri Paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Irlanda) lo concedono con qualche limitazione in più.

A differenza dello ius soli, lo ius culturae non prevede alcun automatismo: indica saggiamente che la cittadinanza va costruita, deve essere il frutto di integrazione e di accompagnamento: al centro di azione torna ad essere la scuola. Come ha sottolineato di recente proprio su HuffPost Roberto Rossini “Fondare l’integrazione sulla scuola è affermare che a noi non interessa una qualsivoglia accoglienza, semmai la condivisione di un atto educativo, formativo, volontario”.

A questo proposito Matteo Salvini ha promesso che darà battaglia contro “la cittadinanza facile”. Niente di nuovo e niente di serio. Sorprende invece la contabilità elettorale sbandierata – davvero con poco pudore – dal viceministro allo Sviluppo economico Alessia Morani che pur provenendo dalle file del Pd ritiene che non sia questo il momento per discutere un provvedimento del genere. E’ evidente che troppa strategia fa perdere di vista ciò che è davvero importante nell’azione politica.

Sempre a proposito di “cultura” c’è una nota – che arriva solo in fondo al Rapporto di Migrantes – su cui vale la pena di soffermarsi:

“Il tema dell’immigrazione è oggi uno degli ambiti in cui più si misurano i problemi della disinformazione, delle fake news e degli hate speech. Secondo una rilevazione di Amnesty international, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2018 si sono registrati 787 commenti e dichiarazioni di incitamento all’odio, il 91% dei quali ha avuto come oggetto i migranti. Fra i più colpiti dall’odio on line sono singoli individui o gruppi impegnati in attività solidaristiche o di tipo umanitario, poi i musulmani, gli ebrei, le donne e i rom. Una situazione che si ripropone anche su Twitter dove il 32% dei messaggi negativi ha preso di mira i migranti”
E’ questo con ogni evidenza il risultato di un lavoro incessante che alcune formazioni politiche hanno fatto, stanno facendo e faranno per lucrare in termini elettorali sulle paure dei più fragili tra gli individui che compongono il nostro tessuto sociale.

Il “Barometro dell’odio” – così lo definisce Amnesty International – nei 23 giorni dell’ultima campagna elettorale del 2018 ha provato a intercettare messaggi offensivi, razzisti e discriminatori affidati alla rete dai candidati. Queste le indicazioni più significative emerse:

• 129 candidati unici, di cui 77 poi eletti si sono stati in grado di generare più di un messaggio di odio all’ora;

• per il 51% di candidati della Lega, 27% di Fratelli d’Italia, il 13% di Forza Italia, il 4% di Casa Pound, il 3% di L’Italia agli Italiani, il 2% del Movimento 5 Stelle;

• il 91% delle dichiarazioni ha avuto per bersaglio i migranti;

• il 7% delle dichiarazioni ha incitato direttamente alla violenza;

• il 32% delle segnalazioni ha veicolato fake news e dati alterati;

• le parole più usate per raffigurare i migranti sono state: “clandestini”, “irregolari”, “profughi”, “stranieri”, insieme al ricorso alla disumanizzazione con l’utilizzo di appellativi quali “risorse”, “bestie “, “vermi”.

Dunque c’è chi l’odio lo semina senza comprendere a fondo le parole che usa e l’effetto che possono provocare. Davvero c’è un grande bisogno di scuola.

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-rapporto-immigrazione-lo-ius-culturae-e-il-barometro-dellodio_it_5d944de3e4b0e9e76054fcd7?utm_hp_ref=it-homepage