I più piccoli? Per la nostra politica sono fantasmi

EMMA AVERNA. L’Atlante dell’infanzia a rischio presentato lunedì 21 ottobre da Save the Children contemporaneamente in 10 città italiane (Catania tra queste) lascia poco spazio alle chiacchiere dei politici che quotidianamente riempiono i noiosissimi salottitelevisivi del nostro Paese. L’Atlante rompe il silenzio su una categoria di cittadini fantasmi: forse perché bambini e minorenni non votano…?

Si tratta di una relazione più che allarmante. La riassumo qui senza molti commenti: si commenta infatti da sé.

Negli ultimi dieci anni il numero di bambini e minori che vivono in povertà assoluta è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018: in Italia oggi sono oltre 1,2 milioni. Solo nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto beneficiare di pacchi alimentari.

La povertà dei minori si riflette anche sulle difficili condizioni abitative in cui molti di loro sono costretti: in un paese in cui circa 2 milioni di appartamenti rimangono sfitti, negli anni della crisi il 14% dei minori ha patito condizioni di grave disagio abitativo. In un Paese che già mostrava profondi squilibri territoriali in termini di servizi e spesa per l’infanzia, si è innestata la riforma del Titolo V della Costituzione e poi, nel 2009 (Governo Berlusconi IV con Lega Nord e MpA) la legge quadro sul federalismo fiscale. Una misura velenosa che ha affidato alle Regioni la competenza amministrativa in materia di politiche sociali, senza aver definito il limite inferiore per le prestazioni riguardanti il diritto all’istruzione, alla salute e all’assistenza sociale. In questo modo – in particolare le Regioni del Sud sono – rimaste sguarnite di servizi essenziali come asili nido, mense scolastiche, trasporti locali o servizi sociali.

Povertà economica e povertà educativa, sono inoltre due fenomeni che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Nel nostro Paese attualmente 1 giovane su 7 ha abbandonato precocemente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha letto un libro extrascolastico in un anno, circa 1 su 5 non fa sport.

E’ questo un secondo ambito nel quale l’Italia ha accumulato un gravissimo ritardo. Qui la politica ha scelto di disinvestire massicciamente: 8 miliardi di tagli lineari in 3 anni, dal 2009 al 2011 (Governo Berlusconi V con Lega Nord, MpA). La cosiddetta “cura dimagrante” dispensata dalla riforma del 2008, ha scippato alla scuola e all’università ben 8 miliardi di euro in 3 anni, con tagli lineari e solo minimamente compensati con interventi successivi. La spesa per l’istruzione è crollata dal 4,6% del PIL del 2009 al 4,1% del 2011 fino al minimo storico del 3,6% del 2016 (ultimo dato OCSE disponibile).

La mancanza di investimenti sulla scuola si evidenzia nelle condizione delle strutture scolastiche: nell’Italia dei terremoti e del dissesto idrogeologico, le scuole sicure sembrano essere un miraggio e nella gran parte sono totalmente impreparate a possibili emergenze. Su un totale di 40.151 edifici censiti dall’anagrafe dell’edilizia scolastica, 7.000 sono classificati come “vetusti”, circa 22.000 sono stati costruiti prima degli anni Settanta e delle norme che hanno introdotto l’obbligo di collaudo statico (sono 15.550 quelle che ne sono prive) e un numero ancora maggiore prima del 1974, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche. Sono 21.662 gli istituiti che non hanno un certificato di agibilità e 24.000 quelli senza certificato di prevenzione per gli incendi. Nelle aree ad alta e medio-alta pericolosità sismica, sono 13.714 gli edifici scolastici che non sono
stati progettati per resistere a un terremoto ed è antisismica appena una scuola su cinque.

Insieme alle diseguaglianze intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche, tra bambini del Sud, del Centro e del Nord, tra bambini delle aree centrali e delle periferie, tra italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e delle classi ghetto.

Fortissimi divari, che emergono soprattutto nell’analisi dell’indicatore della “povertà relativa”: se in Emilia Romagna e Liguria poco più di un bambino su 10 vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, questa condizione peggiora in tutte le regioni del Mezzogiorno con picchi in Campania (37,5%) e Calabria (43%). Di fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna a 316.

Save the Children che quest’anno ha raggiunto il suo primo secolo di attività reagisce con la petizione “Illuminiamo il futuro” chiedendo il recupero di tanti spazi pubblici oggi abbandonati e in stato di degrado da destinare ad attività extrascolastiche gratuite per i bambini e scuole sicure per tutti. La mobilitazione, accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietataiminori, è associata a 16 luoghi simbolici per l’appunto “vietati ai minori” a Nord come a Sud nel nostro Paese. Sono ovunque: a Milano (2) come a Torino, Roma, Reggio Calabria, Palermo, Napoli (2), L’ Aquila…

Per quanto riguarda noi di Mediterraneo Sicilia Europa è proprio su questa evidente disparità di “trattamento educativo” tra Nord e Sud che, fondando la nostra piccola Onlus più tre anni fa a Catania, abbiamo voluto intervenire. Ci è sembrato spesso di svuotare il mare con un ditale eppure grazie a progetti dedicati ai minori e neo 18enni catanesi o
migranti come “Dai bisogni ai sogni o “L’inclusione passa dai banchi di scuola“ finanziati da bandi privati come per esempio quello dell’8Xmille dell’Unione Buddhista Italiana, abbiamo potuto aiutare molti ragazzi a riprendere il cammino scolastico o integrare le loro conoscenze con quelle del territorio nel quale vivono o sono arrivati.

Si tratta sempre e comunque di progetti finanziati esclusivamente attraverso la partecipazione a bandi privati. Nel nostro caso
come in quello – senza paragone più grande – che riguarda Save the Children, è il Terzo settore – con le sue Associazioni
laiche o confessionali che siano – a intervenire dove lo Stato è assente.

Con buona pace di comizianti e salotti televisivi delle 23.30.