Identita’ e diritti per i piu’ deboli: due sfide per il futuro che la politica ha già perso

Massimo Ferrante. A Catania il sole splende anche d’inverno ed il mare é ancora più azzurro che d’estate. Tuttavia i marciapiedi sono freddi. Soprattutto alla sera, nelle vie illuminate dagli addobbi di festa.

Su queste lastre di pietra lavica, improvvisati giacigli, si trovano coperte disperse, indumenti, scarpe, buste e scatole che raccontano la storia di chi ha perduto tutto o di chi, forse, non ha mai avuto niente.

In questi nostri giorni, la battaglia per i diritti umani non può non passare per queste strade e non può raccogliere ancora l’indifferenza delle Istituzioni, sia locali che nazionali.

Il diritto all’esistenza e quindi al nome, all’identità, alla dignità, sono riconoscimenti fondamentali per l’essere umano in quanto tale che devono prescindere da condizioni e tempi.

L’uomo esiste nella misura in cui è riconosciuto all’interno di una comunità di persone e partecipa con il suo contributo alla crescita della stessa.

Oggi, i tempi sono cambiati!

La figura della “persona senza fissa dimora” è rappresentata per la maggior parte dei casi da persone adulte emarginate, per motivi psichici, familiari o economici, inclusi i cittadini stranieri immigrati che non hanno la possibilità, normalmente per motivi economici, ma non solo, di avere un’abitazione e una dimora abituale.

Il diritto all’identità e ad un nome vuol dire esistenza di relazione con gli altri e garanzia di poter godere di diritti e garanzie.

Purtroppo, però, oggi rimangono irrisolte una serie di questioni sulle quali, soprattutto la politica, potrebbe provare a risolvere.

Il primo è certamente la questione dell’iscrizione delle persone senza fissa dimora presso l’anagrafe comunale.

Se il problema è stato affrontato – ed in parte risolto – grazie ad alcuni comuni italiani lungimiranti, oggi la questione è aperta, poiché tale limitazione determina l’impossibilità per i senza tetto ed in genere per le persone senza fissa dimora di poter accedere a servizi e diritti nonché di poter iniziare un percorso d’integrazione e lavoro.

Il nostro ordinamento prevede l’istituzione di una lista detenuta presso il Ministero dell’Interno per l’iscrizione delle persone senza fissa dimora, ma purtroppo, a causa di un decreto sicurezza del 2009, tale diritto è stato reso vano dall’inserimento di una disposizione che sostanzialmente subordina l’iscrizione alla comunicazione di un effettivo domicilio (circostanza in assoluto contrasto con la stessa definizione di soggetto “senza fissa dimora”).

Occorrerebbe, senza indugio alcuno, provvedere ad un’abrogazione esplicita della normativa ed inserire nella legge fondamentale dell’anagrafe (legge 24 dicembre 1954 n. 1228) alcuni articoli che permettano l’iscrizione di persone che non hanno fissa dimora, minori, famiglie, convivenze di fatto, compresi immigrati in pendenza di richiesta amministrativa (da parte della Commissione Territoriale) o giudiziaria di asilo, nell’apposita lista detenuta ed istituita dal Ministero dell’Interno, obbligando i comuni italiani ad istituire,al fine dell’iscrizione di queste categorie di persone, un sistema di vie fittizie divise secondo la geografia amministrativa territoriale e tale da garantire la disponibilità dei servizi pubblici essenziali.

Altra questione ha ad oggetto il Decreto Legge 4 ottobre 2018 n. 113, meglio conosciuto come “Decreto Salvini”.

Quest’ultimo ha modificato sostanzialmente la condizione dell’immigrato sul territorio italiano, di fatto generando un numero imprecisato di irregolari, soggetti non più identificati o identificabili, a causa, soprattutto, dell’introduzione di una norma scellerata e non coordinata ad una vera riforma della procedura per la richiesta di asilo (comma 1 bis in seno all’art. 4 del d.lgs n. 142/2015).

Succede, infatti, che per tutti coloro che sono in attesa di riconoscimento del diritto di asilo dinanzi i Tribunali o le Commisioni Territoriali, è stato stabilito che il permesso provvisorio non possa costituire più titolo per l’iscrizione presso l’anagrafe con consequenziale divieto di rilascio del documento d’identità.

Una norma che elimina, di fatto, qualsiasi possibilità d’integrazione e che produce un numero indeterminato di illegali sul territorio nazionale.

Diversamente da ciò che succede in Italia, nel nord Europa, l’Estonia ha da tempo intrapreso un percorso virtuoso di idea di Paese senza confini, dove internet è considerato alla stregua di un diritto umano e dove è stata concepita la e-residency, dove le persone non effettivamente residenti sul territorio nazionale hanno la possibilità di poter aprire e gestire anche un’impresa.

Insomma, ciò che si dice un Paese che intende abbattere i muri e rendere accessibile a tutti ciò che in Italia ancora rappresenta una lontana conquista.

In occasione dell’ultimo Natale, tantissimi poveri e senza tetto hanno affollato i tavoli imbanditi per il pranzo organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Ancora oggi, in questa occasione, è possibile accertare tanta sofferenza e solitudine.

Forse, fino a quando ancora solo un tavolo verrà occupato, sarà occasione di lottare per i diritti dei più indifesi.

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Massimo Ferrante, avvocato catanese, classe ’77 è Presidente e fondatore dell’Associazione “Difesa e Giustizia“, si occupa di diritti umani, con particolare riferimento al settore dell’immigrazione, del diritto di asilo e di cittadinanza. Ideatore della campagna a tutela e garanzia dei diritti costituzionalmente garantiti #ituoidiritticontano e nei confronti del MIUR con riferimento alle modalità di eccesso alle Facoltà a numero programmato, #giustodirittodiaccesso.

Questo articolo è statto pubblicato in SudPress l’8.01.2020 http://www.sudpress.it/identita-e-diritti-per-i-piu-deboli-due-sfide-per-il-futuro-che-la-politica-ha-gia-perso/#respond